Chi piange e chi ride

Televisione, internet, giornali, a qualunque media decidi di affidarti, da ieri non puoi fare a meno di incappare nelle lacrime del ministro Fornero. Lacrime incomprensibili per noi lavoratori e contribuenti. Noi che, tanto per cambiare, ci ritroviamo a sostenere la maggior parte degli oneri, da pagare con duri sacrifici, dell’ennesima manovra economica urgente.

Un aggiustamento di 30 miliardi lordi, che si aggiungono ai 60 delle manovre precedenti, per arrivare al pareggio di bilancio nel 2013. Insomma, circa un punto e mezzo di pil raccolto soprattutto con tasse più alte (reintroduzione dell’Ici sotto forma di Imu, aumento dell’IVA, aumento dei bolli sui conti correnti e di deposito) e interventi pesanti sul sistema previdenziale (stretta sulle pensioni di anzianità e sospensione dell’indicizzazione delle pensioni superiori al minimo).

Ma dove sono finite quelle misure che, solo a nominarle, avevano strappato il tifo dei cittadini per un governo che senza falsi pudori i giornali anglosassoni chiamano “non eletto” anziché “tecnico”? Dov’è finito, insomma, l’aumento dell’Irpef per i redditi superiori ai 75.000 euro? Dove la patrimoniale per i “grandissimi patrimoni” chiesta anche da Montezemolo? E i tanto sbandierati tagli ai costi della politica?

Le pensioni di anzianità hanno cambiato nome e parametri (41 anni per le donne e 42 per gli uomini), mentre quelle di vecchiaia si avviano ormai verso i 70 anni.

Non c’è stata patrimoniale perché le grandi ricchezze “sono un concetto facilissimo da cogliere mentalmente ma difficilissimo da cogliere fiscalmente”. Come dire, meglio prendere in tasche sicure, dove “cogliere fiscalmente” è un gioco da ragazzi: le nostre.

Sui costi della politica, invece, si è pensato bene di immaginare una manovra (il taglio delle giunte provinciali) che, a detta di illustri commentatori, rischia di essere cassata per incostituzionalità.

Insomma, spulciando tra i commenti veramente indipendenti saltano fuori più critiche che lodi.

Ma ieri l’occhio, come sapete, era puntato sui mercati, considerati il vero giudice della manovra. E tutto sommato, bisogna dire che lì la festa c’è stata, ma a ben guardare si è concentrata su un settore in particolare: quello bancario. Sì, perché da attenti osservatori quali sono, ai “mercati” non è sfuggito un particolare passato quasi inosservato della manovra. Questa prevede infatti che il ministero dell´Economia sia autorizzato fino al 30 giugno 2012 a concedere la garanzia dello Stato sulle passività delle banche italiane, con scadenza da tre mesi fino a cinque anni, oppure dal 1 gennaio 2012 a sette anni per le obbligazioni bancarie garantite. La garanzia è “incondizionata, irrevocabile e a prima richiesta”.

Se questa si chiama equità…

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