Assemblea del 7 dicembre 2011

La presenza dei lavoratori era numericamente rilevante, quella delle loro rappresentanze anche. Tenendo conto, ovviamente, delle assenze solite di alcune sigle considerate importanti, che presumibilmente si faranno vive al momento della sottoscrizione di un accordo o di un contratto. Ma non è questo l’importante.
L’importante è che in quella sede i lavoratori hanno in qualche modo “certificato” la capacità della RSU di cogliere lo spirito delle loro rivendicazioni, capacità che dimostra – se ce ne fosse bisogno – una sensibilità che le cosiddette grandi sigle sindacali sembrano aver perso per strada.

Il tema della discussione era relativamente semplice. Nel corso del 2011 si sono succeduti tavoli tecnici con l’obiettivo di giungere ad un documento che, povero o del tutto privo di novità sul versante economico, si occupasse della parte giuridica del contratto. Nessuno degli incontri si è concluso con una convergenza di vedute tra le parti e, come di consueto, l’amministrazione ha presentato un documento finale che non accoglieva alcuna, o quasi, delle richieste importanti della parte sindacale. Soprattutto, ha risposto negativamente o è ricorsa al vecchio giochetto del “l’amministrazione si impegna a…”, alle richieste presentate dalla RSU.

E’ chiaro che la RSU si sia quindi rifiutata di sottoscrivere il contratto, presentando le proprie ragioni in un documento condiviso anche dalle sigle sindacali autonome CSA, USB e DICCAP.

La CGIL ha esposto le proprie ragioni in merito alla non condivisione del documento RSU, che non riassumo per evitare dietrologie o strumentalizzazioni, ma una considerazione la ritengo d’obbligo.

L’assemblea dei lavoratori ha votato all’unanimità la condivisione del documento RSU, connotato dalla seguente posizione finale: l’amministrazione deve quantomeno prevedere, già nel 2011, la destinazione di una parte dei risparmi di gestione alla contrattazione integrativa, anche per ampliare la sfera dei diritti dei lavoratori, oggi sempre più compressa dalla normativa vigente.

Ciò significa che nessuna sigla sindacale potrà non tenere nella giusta considerazione la direttiva che i lavoratori hanno in questo modo dettato, adoperandosi quindi per una radicale modifica della proposta dell’amministrazione e non per una sua mera sottoscrizione, magari con la minaccia che la mancata firma impedirà la corresponsione degli istituti economici… bla…bla…bla…

Sarà invece bene dire ai lavoratori la verità, e cioè che quei soldi sono già acquisiti e che al limite se ne ritarda la corresponsione. Insomma, almeno in questo, che i sindacati non si dimostrino d’accordo con l’amministrazione.

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