Chiacchiere e distintivo

E’ passato circa un anno da quando l’amministrazione di Grugliasco si è decisa a formalizzare in una delibera di giunta l’impegno a destinare una quota dei proventi derivanti dalle sanzioni al codice della strada a forme di assistenza e previdenza per la polizia locale. Il famigerato 208, tanto per capirci. Appena raggiunto l’accordo, la  RSUdecise di avviare un percorso che avrebbe dovuto portare alla gestione diretta di quelle somme attraverso la costituzione di un CRAL o con la rivitalizzazione di quello esistente al comune di Grugliasco.

Ci abbiamo messo tanta buona volontà e molto del nostro tempo libero. Abbiamo lavorato tutti alacremente, ciascuno per le proprie competenze, per arrivare al traguardo. E come spesso accade quando si lavora sodo, non tenevamo conto del tempo che passava. Ma i nostri colleghi, giustamente, sì. E così hanno cominciato a farsi sempre più insistenti le richieste di una conclusione in tempi meno biblici, suggerendo di utilizzare una scorciatoia che avevamo inizialmente scartato: l’affiliazione ad un CRAL già costituito, come quello del comune di Torino.

Era l’uovo di Colombo, che ci avrebbe condotto in tempi brevi all’investimento delle somme finora accantonate in modo improduttivo.

Ho quindi reso noto ai componenti della RSU che avrei convocato un’assemblea per far decidere democraticamente ai lavoratori se continuare nella strada intrapresa o utilizzare la scorciatoia proposta. E poiché ritengo che non esista democrazia in mancanza di informazione, ho invitato alcuni rappresentanti del CRAL di Torino per illustrare ai lavoratori condizioni e procedure per un’eventuale affiliazione.

Avendo questi ultimi dato forfait poche ore prima dell’incontro, l’assemblea ha consentito che a illustrare la faccenda fossero due colleghi di Torino, presenti in comando per motivi completamente diversi, uno dei quali consigliere del CRAL ma non formalmente autorizzato dal direttivo. Insomma, tutto si è svolto nella più ampia trasparenza e l’assemblea, a larghissima maggioranza, ha deciso di affidare le somme al CRAL di Torino.

Tutto bene? Sì, ma solo per gli amanti delle buone pratiche. Non è mancata, infatti, una isolatissima nota polemica, che ha cercato di persuadere i lavoratori di presunte e mai circostanziate “scorrettezze” da me operate nella procedura. Ovviamente non è riuscita nell’intento di screditarmi, vista l’inesistenza di una qualsiasi seria argomentazione a sostegno di siffatta tesi. E l’assemblea, giustamente, l’ha ignorata.

D’altro canto, non è la prima volta che la medesima, solitaria voce, si fa portatrice di inconsistenti quanto sgraziate accuse alla mia persona, cercando di insinuare nei lavoratori il dubbio che anche chi mi onora della sua collaborazione tragga non meglio precisati vantaggi da questo sodalizio. Dovrei sentirmi offeso per queste accuse tanto generiche quanto infondate? Dovrei mostrare indignazione per questi goffi tentativi di screditare pubblicamente il mio onore?

Forse sì, ma mi consolano due considerazioni. La prima riguarda il fatto che le stesse critiche non esitano a trasformarsi in richieste di aiuto quando si tratta di trovare l’unità sindacale o tra lavoratori, facendo leva proprio sulla mia credibilità; la seconda, più prosaica, attiene al fatto che, all’atto pratico, tali critiche non hanno mai oltrepassato il livello delle banali insinuazioni, vuote di contenuti e mai accompagnate anche solo da argomentazioni degne di tale definizione. Insomma, diamogli la dignità che meritano: solo chiacchiere e distintivo.

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