Delegazione trattante del 16 dicembre 2011

Dov’eravamo rimasti? Ah sì, si trattava di mantenere tre promesse.
Cominciamo da quella di ripresentare al tavolo della trattativa la questione dell’applicazione unilaterale del principio che ha previsto la decurtazione della quota di produttività per coloro che avevano beneficiato della progressione economica. A questo ho provveduto io, anche perché ero curioso di vedere la reazione di coloro che avevano minacciato di lasciare il tavolo qualora la risposta dell’amministrazione non fosse stata soddisfacente (ricordate? “se ci fossi stato io…” beh, stavolta c’era). La risposta non è stata affatto diversa da quella della volta precedente: abbiamo applicato un principio di equità, inoltre non ci risulta che ci siano lavoratori che abbiano subito ingiuste decurtazioni.
Insomma, i lavoratori hanno capito male due volte: la prima quando gli è stato detto che la loro produttività sarebbe stata “aggiustata” a causa della progressione economica avuta, la seconda quando hanno visto concretizzarsi la notizia in busta paga. Ancora una volta la colpa è dei lavoratori. Posso comunque testimoniare, a favore dei lavoratori interessati, che sicuramente la prima delle due è vera.

Voglio chiarire un punto per coloro che si stanno chiedendo qual è la vera portata della faccenda. L’ha spiegato bene in assemblea il collega Merola, quando ha sottolineato che seguendo il principio per cui la produttività viene “adeguata” alla progressione economica, allora la produttività di tutti i lavoratori dell’ente potrà essere soggetta allo stesso trattamento, essendo praticamente tutti beneficiari di progressione economica.

La sto tirando per le lunghe ma io so che cosa vi state davvero chiedendo, e la risposta è no. No, la seconda promessa non è stata mantenuta. Nessuna scenata, nessun richiamo all’arbitrio, né alla scorrettezza. Anzi, la reazione è stata piuttosto composta, si sono chiesti dati, chiarimenti e via dicendo e tutto si è concluso con l’impegno dell’amministrazione a presentare dati a supporto della loro tesi. Impegni, appunto. La sola cosa che si è riusciti a strappare alla parte pubblica sono stati impegni futuri. Una serie di dichiarazioni congiunte in cui l’amministrazione si impegna a fare tutta una serie di cose che, inspiegabilmente, non è riuscita a fare per tempo. Una serie di impegni che alcune sigle (CGIL, CISL e DICAPP) si sono premurate di controfirmare, per poi siglare una preintesa. Una preintesa su un documento che, dichiarazioni per il futuro a parte, in nulla è mutato rispetto a quello che l’assemblea dei lavoratori non ha voluto sottoscrivere. E l’accento sui diritti dei lavoratori richiamato nel documento RSU che l’assemblea ha approvato all’unanimità? Neanche un accenno. Anzi, a proposito di quel documento, riporto un brano della frase conclusiva: Chiediamo pertanto, ai fini di una ripresa delle trattative, che l’amministrazione operi con atti concreti e preventivi – non con meri impegni sul futuro –

Concludendo, come avrete ormai capito, neanche la terza promessa è stata mantenuta, a meno che non si dimostri che quelle famose 25 righe su 1000 hanno reso perfettamente chiaro e sottoscrivibile un documento prima dichiarato “incomprensibile” soprattutto per i lavoratori.

Nella prossima puntata la risposta a una domanda retorica: cosa farà la RSU?

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