Assemblea del 29 dicembre 2011

L’ultima assemblea del personale per il 2011 si è chiusa all’insegna del nulla di fatto. Qualcuno dice per l’infelice scelta della data, che ha ridotto le presenze a meno del 50 per cento, altri – e io condivido – hanno evidenziato che in passato si sono prese decisioni sui contratti con presenze anche più ridotte. Per i presenti è stata comunque un’occasione per ascoltare le ragioni di coloro che hanno già siglato la preintesa (CGIL, CISL e DICCAP) e anche di chi, come la RSU e la UIL, hanno deciso di non firmare.
Non mi soffermerò troppo sulle ragioni del sì perché non vorrei correre il rischio di travisare le opinioni altrui ma, per dovere di cronaca, posso sintetizzare in questo modo: la CGIL insiste principalmente sul fatto che il contratto proposto dall’amministrazione non è peggiore di tanti altri che nel circondario sono già stati firmati, soprattutto per quel che riguarda la parte economica. Aggiunge che le dichiarazioni congiunte (con cui l’amministrazione si impegna in futuro a…) inserite in calce ai contratti sono norme contrattuali esigibili e pertanto considera il contratto rispondente alle richieste avanzate dai lavoratori.

Per il fronte del no, dopo l’esposizione del vice coordinatore RSU, prendo la parola io per ricordare, innanzitutto, che RSU e lavoratori hanno condiviso un documento in cui si diceva chiaramente che non ci saremmo accontentati di “meri impegni per il futuro”, cosa che confligge decisamente con l’accettazione di quanto sopra. Ricordo anche che lo stesso documento prendeva atto delle difficoltà economiche dell’ente e, proprio per questo, consigliava di sfruttare l’occasione per insistere sulla contrattazione di migliori condizioni lavorative, di più corrette relazioni sindacali e dei diritti più in generale. Niente si è mosso su questo fronte.

E’ bene comunque sottolineare che, ancora una volta, ci troviamo di fronte una controparte che, mentre con la massima solerzia ha applicato disposizioni normative onerose per i dipendenti (riduzione del turn-over, riduzione delle spese per il personale, mantenimento dei livelli di servizi anche a fronte di riduzione del personale, visite fiscali di controllo obbligatorie, decurtazione sullo stipendio per i primi giorni di malattia e via dicendo), non ha trovato il modo di rispettare il dettato normativo che consente l’utilizzo dei risparmi conseguiti proprio per finanziare la contrattazione decentrata. Insomma, anziché limitarsi a condurre la solita campagna anti Brunetta (senza dimenticare che qualcuno ha siglato accordi nazionali con l’ex ministro), sarebbe ora che cercassimo di far applicare quelle (poche) norme che possono tornare a nostro vantaggio. E’ un nostro preciso dovere.
In conclusione, se fossimo andati al voto, probabilmente avrebbero vinto i no. Ma siccome qualcuno ha espressamente evidenziato una presenza di lavoratori inferiore al 50 per cento, abbiamo concordato che si terrà un referendum per decidere.

Che dire? Noi faremo di tutto perché i lavoratori possano esprimere un voto con il massimo dell’informazione. Perché l’informazione è la via maestra delle scelte consapevoli e, perché no, la lettura di questo blog può essere un primo passo su quella strada.

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