La super casta. Come impoverire il pubblico impiego

Un interessante articolo di Ernesto Galli della Loggia, pubblicato sul “Corriere della sera”, definisce il sistema di potere italiano come una via intermedia tra democrazia e oligarchia, che vede da un lato gli organi politici, che legiferano e dirigono, e dall’altro “un ceto di oligarchi i quali, dietro le quinte delle istituzioni democratiche e sottratti di fatto a qualunque controllo reale, compiono scelte decisive, governano più o meno a loro piacere settori cruciali, gestiscono quote enormi di risorse e di potere: essendo tentati spesso e volentieri di abusarne a fini personali.” L’articolo si concentra in particolare sulla burocrazia ministeriale, arrivata “a formare una sorta di vero e proprio governo ombra”, ma come non trovare nella descrizione più di un punto in comune con le burocrazie periferiche o, più propriamente, locali?

Proprio come quella nazionale, infatti, anche le oligarchie locali spesso “non sono passate attraverso nessuna selezione specifica né alcuna speciale scuola di formazione” (per non parlare dei titoli di studio conseguiti in scuole private con inquietante facilità). Anch’esse sono in larga misura “designate dalla politica con un grado altissimo di arbitrarietà, devono in misura decisiva il proprio incarico a qualche forma di contiguità con il loro designatore, alla disponibilità dimostrata verso le sue esigenze, e infine, o soprattutto, alla condiscendenza…”. Del resto, chi di noi non ha mai sentito di incarichi dirigenziali trasformati in posto fisso a tempo indeterminato attraverso concorsi di cui si poteva agevolmente pronosticare i risultati? E che dire di casi in cui sono stati stabilizzati funzionari imparentati con politici a scapito di lavoratori senza santi in paradiso? Ma questo stesso meccanismo, con l’avallo dei grandi sindacati nazionali, i quali sembra abbiano passato gli ultimi vent’anni a cedere quote di diritti dei lavoratori pubblici alla controparte, si riproduce anche all’interno della stessa burocrazia, nel momento in cui i dirigenti e i funzionari – designati come sopra spiegato – hanno la possibilità di nominare alla loro corte persone che devono soltanto garantire la loro condiscendenza verso coloro che li hanno designati. Nessuna forma di selezione trasparente, nessuna professionalità certificata, nessuna scuola di formazione specifica, né titolo di studio particolare: soltanto una solenne promessa di sottomissione può bastare a fare carriera o a guadagnare di più.

Ora, Ernesto Galli della Loggia nel suo articolo evidenzia che gli oligarchi tendono rapidamente a rendersi autonomi e a costruire un potere personale (anche attraverso la presenza ai tavoli di contrattazione), volto a garantirsi innanzitutto l’inamovibilità, poi, attraverso una fitta rete di relazioni e assumendo più incarichi contemporaneamente, “…realizzare redditi più che cospicui, fruire di benefit e di occasioni, avere case, privilegi, vacanze, stili di vita da piccoli nababbi.”
In momenti di ristrettezze economiche come quello che stiamo passando, capisco l’enfasi su stipendi e prebende, ma quello che a mio avviso dovrebbe preoccuparci di più è che queste forme di selezione costituiscono la premessa per la formazione di una burocrazia sempre più “povera” intellettualmente e moralmente. Insomma, una pletora di burocrati ottusi, ignoranti e, attributo massimamente pernicioso, servili nei confronti dei soli potenti.
Perché nonostante i continui richiami alla trasparenza e alla meritocrazia sbandierati da politici, giornalisti, burocrati e sindacati, ancora nessuno è riuscito a immaginare (figuriamoci ad affermare) un sistema che sia veramente in grado di consentire alle persone capaci e preparate di accedere ai livelli più alti della scala gerarchica; persone intellettualmente indipendenti, moralmente ineccepibili e intimamente consapevoli che il ruolo fondamentale del dipendente pubblico è quello di garantire l’eguale fruizione dei diritti da parte di tutti i cittadini, senza classifiche di sorta. Chi lavora nel settore pubblico sa che queste persone esistono e non sono poche. Le trovi però massimamente concentrate ai livelli più infimi della scala gerarchica, incapaci di accettare compromessi che altri, inopinatamente, vanno addirittura ricercando, infischiandosene delle conseguenze nefaste sul sistema.

Ecco, se cerchi questi ultimi, puoi star certo che molti li ritrovi ai vertici, o lì vicino.

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