Gli ecologisti ragionevoli

Ecco il testo di un mio articolo pubblicato sul numero di febbraio del periodico Punto di vista.

Lo scorso 4 febbraio si è tenuta una conferenza stampa a Torino, con lo scopo di ufficializzare la fuoriuscita dal partito democratico di alcuni esponenti di spicco dell’area ovest, dalla Val di Susa a Venaria Reale. Molte le ragioni messe in campo dai protagonisti in merito alla scelta effettuata, dalle pulsioni più propriamente ambientaliste alla necessità di reinterpretare in chiave ecologica i temi più importanti del dibattito politico: economia, lavoro, legalità. Musica per le orecchie di coloro che da tempo hanno preso le distanze dal vecchio sistema di partiti, lavorando pazientemente alla nascita di nuove forme di aggregazione politica fondate sul coinvolgimento di cittadini prima che di politicanti. Benvenuti, insomma, in questo nuovo soggetto politico federato denominato “Ecologisti e Reti civiche”, di cui CIVICA è parte integrante.

Merita particolare attenzione un atteggiamento del tutto nuovo maturato in seno al movimento ecologista. Atteggiamento emerso durante il dibattito quasi a mo’ di battuta in riferimento alla spinosa questione della TAV. Le sterili posizioni preconcette tipiche dell’attivismo proto-ambientalista, hanno lasciato il campo del dibattito a favore di un pacato invito alla discussione e alla legalità nelle scelte  di forte impatto economico e ambientale. Una discussione fondata su dati scientifici più che affidata agli slogan. Del resto è ormai noto che si tratta di un’opera pubblica considerata quantomeno inutile da tutta una serie di analisi economiche bipartisan, tra cui mi piace citare l’insostituibile Istituto Bruno Leoni, notoriamente di orientamento liberista. Appare quindi sempre meno giustificabile la convergenza delle maggiori forze politiche tradizionali che siedono in parlamento, pronte a giurare, da posizioni teoricamente opposte anche in materia economica, l’insostituibile valore dell’opera. Opera che porta con sé, tra le altre cose, lo spettro di ripercussioni anche pesanti sulla salute pubblica, i cui costi non mi risulta siano stati computati nelle varie stime, forse per le difficoltà di previsione. Per non parlare dell’impatto positivo sull’occupazione, che finora si è dimostrato una semplice chimera. Ma se si tolgono i vantaggi economici, si sottraggono le opportunità di occupazione, si considerano le possibili ripercussioni sulla salute pubblica, cosa rimane ai sostenitori della TAV da proporre come argomentazione a sostegno della loro tesi? Ironia della sorte, sembra davvero che sia rimasto loro nient’altro che uno sterile “sacro furore” di stampo tipicamente estremista, una sorta di sì senza se e senza ma, nella migliore delle ipotesi corroborato dalla supina affermazione: l’Europa ce lo chiede. Il tutto ignorando o soffocando il dibattito che dovrebbe coinvolgere principalmente i cittadini interessati dalle conseguenze dell’opera. Insomma, da che parte stanno gli estremisti? La domanda, a questo punto, è retorica, ma la riflessione è gravida di interessanti conseguenze.

Qualcuno, in quella sala, si dichiarava ironicamente “moderato” nonostante i trascorsi in prima linea in importanti battaglie di carattere ambientalista. Ebbene, ciò non deve stupire. Ho l’impressione, insomma, che l’ambientalismo nostrano cominci veramente a parlare la lingua europea dell’ecologismo. Quella che compendia in un’efficace espressione il nuovo atteggiamento da assumere: sviluppo sostenibile. Ciò significa abbandonare le posizioni puramente ideologiche di fronte ai temi che solitamente mettono in contrasto lo sviluppo (necessario) con il possibile impatto ambientale. Pare, insomma, che anche gli ambientalisti italiani abbiano raggiunto la consapevolezza della necessità di andare oltre il puro attivismo, accettando la sfida di inserire nel tessuto economico-sociale della nostra cultura i valori ambientali che hanno contribuito a creare, senza mettere a repentaglio l’economia e in modi socialmente accettabili.

Questo è il solo futuro possibile dell’ambientalismo, una forza pacata ma tenace, sensata ma fantasiosa, ferma ma flessibile, contro la rigidità dei dogmi di una politica senza più idee.
Non un ambientalismo moderato ma un ambientalismo ragionevole.

Italo Bellotti
Civica Piemonte

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