Un commento alle false indignazioni

Posto il mio commento al seguente articolo Il blog di Mariano Turigliatto: LE FALSE INDIGNAZIONI di F. Maletti.

Caro Maletti, come spesso accade mi trovo d’accordo con lei su alcuni punti e cordialmente in disaccordo su altri. Poiché i primi sono la maggioranza, mi concentrerò sui secondi, convinto che lo scambio di opinioni sia sempre proficuo.
Intanto, difendo il sacrosanto diritto all’indignazione. E lo accolgo con entusiasmo in un paese che storicamente è sempre stato più incline all’indifferenza se non alla supina rassegnazione (per tacere del facile e molto più pericoloso opportunismo). Come non gioire, infatti, di fronte alla vera rivoluzione operata da questo governo anche nelle semplici chiacchierate al bar? Insomma, PD permettendo, siamo passati da: tangenti, escort, bunga bunga e balle spaziali ad argomenti come: stato sociale, sviluppo economico, lavoro, spread. In questo, devo dire, trovo insostituibile il ruolo dei “professori” con prole a carico condiviso.

Quanto alle proposte degli indignati, mi pare che alcune di quelle da lei avanzate siano state discusse ampiamente in varie sedi (penso, ad esempio, al reddito di cittadinanza, che sostituirebbe il vetusto sussidio di disoccupazione).

Mi soffermerei a questo punto sulla frase di chiusura del suo articolo: «Il governo Monti è sulla strada giusta. Indigniamoci di meno e collaboriamo di più e con maggior spirito costruttivo. Non è Monti il “nemico degli italiani”. Lo sono stati altri». Sul fatto che gli italiani abbiano avuto ed abbiano tuttora molti “nemici” interni, siamo d’accordo. Bisogna però aggiungere che il governo Monti, finora, non ha fatto molto di più di quello che avrebbe fatto uno qualunque dei governi “politici” che l’hanno preceduto, con la differenza che si ritrova una maggioranza mai vista prima in Parlamento. Una maggioranza, però, che nessun corpo elettorale ha espresso democraticamente. E tutto si è risolto, finora, in una serie di misure che agiscono pesantemente sulla tassazione, oltre a una riforma pensionistica che mai e poi mai si incontrerà con quella del mercato del lavoro che faranno (perché anche lei saprà bene che la faranno, vero?). Ancora nessuno è riuscito a spiegare, infatti, come può conciliarsi la permanenza in azienda di una imponente coorte di lavoratori fino ad età avanzata, con la necessità di liberare posti di lavoro da lasciare ai giovani, in un periodo di recessione.

In realtà, quello che il governo in carica sta facendo è un’immensa opera di salvataggio della finanza, delle banche, insomma, dei poteri forti. Le passività bancarie sono state magicamente azzerate (mica i mutui dei lavoratori), con la scusa della moneta elettronica si sono lesi diritti fondamentali dei cittadini, obbligandoli ad aprire un conto bancario, e potremmo continuare.
Ma è la lista di quello che non è stato fatto che desta giustamente l’indignazione diffusa. Nessun sacrificio da parte dei politici, dei grandi patrimoni, dei grandi manager; nessuna liberalizzazione seria (altro che il prolungamento degli orari degli esercizi commerciali…); nessuna azione incisiva sui veri sprechi della pubblica amministrazione, a partire dalla pletora di figure dirigenziali per arrivare alla moltiplicazione delle azienda “partecipate” o a capitale interamente pubblico (i famosi parcheggi per i trombati di turno o per parenti e amici dai vari potenti), che assorbono ormai fette incredibilmente cospicue di denaro pubblico (e di potere).
Insomma, ciò che secondo me muove all’indignazione è l’atteggiamento di un governo che i più credevano finalmente libero dai lacci e lacciuoli della politica, quindi in grado innanzitutto di imporre sacrifici a tutti, mentre invece si è rivelato un esecutivo saldamente ancorato alla politica (solo il PD non ha ancora capito a quale parte) e in grado di imporre sacrifici soltanto ai più deboli.

Credo, in conclusione, che i molti tifosi di Monti saranno accontentati, ma i più, anche tra loro, ne rimarranno alla fine delusi.

Cordialmente.

Italo Bellotti

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