La sinistra, la cgil e la TAV

Siamo alle solite. Incassato il voto dei lavoratori che ancora (illusi!) vedevano nella cgil (mai più userò le maiuscole) il grande baluardo contro le politiche neoliberiste (che di liberista non hanno proprio niente), contro le scelte antidemocratiche, contro il soffocamento della voce delle minoranze, Susanna Camusso gela tutti quanti con la madre di tutte le dichiarazioni: SI’ alla TAV. E se la dichiarazione è già di per sé sconsolante, le ragioni che la supportano sono a dir poco disdicevoli: “L’Italia ha un disperato bisogno di investire”. Come se gli investimenti possano prescindere da qualunque altra valutazione, morale, economica o di salute pubblica che sia.

Si tratta, in sostanza, della riproposizione dello schema di pensiero del protocapitalismo ai tempi della Rivoluzione Industriale. Per i “padroni del vapore” era lecito avviare industrie senza la minima preoccupazione riguardo ai danni ambientali che avrebbero provocato. Così come nessuna attenzione era prestata alle miserevoli condizioni di lavoro della manodopera, sfruttata, spremuta in alcuni casi fino alla morte. Non c’era umanità in quel capitalismo, l’etica dell’imprenditore riconosceva solo il profitto, tutto il resto era considerato trascurabile. L’imperativo era: investire per trarre profitto, profitto personale che, attraverso la “mano invisibile” di smithiana memoria, si sarebbe trasformato in benessere collettivo.

Ebbene, dopo tutti quei sacrifici, i lavoratori si sono accollati decenni di lotte. Prima per affermare il diritto ad un sindacato, poi per combattere sotto la sua bandiera, conquistando faticosamente, con sacrifici immani, una serie di diritti che reputavano acquisiti per sempre. Abbiamo imparato, col tempo, che i diritti non sono mai acquisiti per sempre. Gli ultimi trent’anni hanno visto lo sgretolarsi del castello delle conquiste sotto i colpi di una politica sempre più interessata alla difesa delle proprie, con l’avallo della grande finanza, nuovo nume tutelare del vecchio “capitale”. E i grandi sindacati – chi sfacciatamente, chi giocando “di sponda” – si sono allontanati sempre di più dai lavoratori, lasciandoli soli di fronte a forze in grado di dettare le agende di interi Stati. Insomma, molti attori sulla scena sono cambiati, altri hanno mutato il proprio nome, ma il sindacato non ha fatto altro che assecondare, di fatto, la restituzione delle conquiste dei lavoratori.

E allora via, diamo corso a questo “New Deal”. Apriamo cantieri, sventriamo montagne, troviamo nuovi e futuri martiri dell’amianto, tra i lavoratori e gli abitanti della Val di Susa, sperperiamo inutilmente altro denaro pubblico, sosteniamo imprese senza controllo. Tutto in nome di un disperato bisogno di investire. Con la benedizione del sindacato.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...