La leggenda dei fannulloni e dell’articolo 18

L’opera di demolizione dell’immagine del pubblico dipendente prosegue spedita. Risulta ormai impossibile risalire ai promotori di questa instancabile campagna, ma non è difficile individuarne i solerti continuatori. C’è il governo di turno, tecnico o politico, di destra o di sinistra poco importa. Seguono, a ruota, le rappresentanze di varie categorie di industriali, imprenditori, commercianti e via di seguito. Alcuni partiti politici sembrano distinguersi, ma in realtà stanno bene attenti a conservare al proprio interno delle voci perfettamente intonate con il resto del Parlamento. Fino a qualche tempo fa era ancora individuabile una sorta di “resistenza passiva” messa in atto dai sindacati della triplice, ma ora si sta sfaldando anche quella. Meglio, possiamo dire che inizia a mostrare tutte le sue lacune, alla pari dello stesso sistema della macchina del fango, che sembra ormai procedere senza controllo, in modo dissennato.
Un esempio recente della deriva irrazionale – qualunquista imboccata da questa caccia alle streghe riguarda la recente proposta di riforma dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Alle considerazioni divergenti su alcuni punti di questa riforma, alcune in accordo con essa, altre in forte polemica, ha fatto da controcanto un coro unanime e perfettamente intonato: si applichi anche ai dipendenti pubblici. Persino giornali di prestigio si sono fatti trascinare dalla foga forcaiola, pubblicando interventi di chiunque desiderasse ribadire che – qualunque fosse stata la riforma uscita dal dibattito – questa avrebbe dovuto prevedere espressamente l’applicabilità ai dipendenti pubblici.

Che una palla di neve possa trasformarsi in valanga è luogo comune ma sempre possibile. Non stupisce, quindi, che questa leggenda dei fannulloni sia sfuggita di mano, gonfiandosi a dismisura. Continuo a stupirmi dell’inerzia con cui i dipendenti pubblici (soprattutto quelli onesti e produttivi, che sono la maggioranza) subiscono da anni questo trattamento senza mostrare moti di sdegno, ma mi rendo conto che molti di loro ritengano di aver delegato questo compito ai sindacati a cui sono iscritti. Quello che trovo invece inaccettabile è l’atteggiamento dei sindacati di fronte a tutto questo. Per rimanere in tema, è incredibile l’atteggiamento tenuto di fronte alla “bufala” dell’art. 18.

In questo articolo, pubblicato su la voce, uno dei siti di informazione on line tra i più seri e indipendenti, Luigi Oliveri fa chiarezza sul punto, spiegando a tutti coloro che hanno le idee confuse che l’art. 18, così come il resto dello Statuto dei lavoratori, si applica da anni al pubblico impiego. E lo stesso vale, quindi, per le sue modifiche, a meno che la riforma non preveda una deroga esplicita. Che ne è allora delle posizioni prese dai sindacati della triplice, che promettono battaglie per tenere fuori il pubblico impiego da questa riforma? Perché continuano a dire che faranno di tutto perché questa norma non sia estesa al pubblico impiego? Esiste un motivo per cui anche i vari PPU (portatori del pensiero unico) vanno in giro a dire che l’art. 18 non si può attualmente applicare ai dipendenti pubblici? E’ ovvio che tra le tante ragioni, in alcuni casi gioca un ruolo importante la semplice ignoranza delle norme. Potrebbe, però, esserci una motivazione più subdola e, già solo per questo, molto antipatica, che è quella di chi preferisce tenere gli iscritti all’oscuro di uno dei più clamorosi autogol nella storia del sindacalismo del pubblico impiego: la privatizzazione del contratto di lavoro.
Presentata ai lavoratori come una grande conquista, che avrebbe finalmente permesso loro di sottrarsi al giogo delle norme imposte per legge e di giocare un ruolo importante nella contrattazione, la privatizzazione del contratto di lavoro pubblico ha prodotto i risultati che conosciamo: perdita costante dei diritti, ridimensionamento degli stipendi anche grazie alle vacanze contrattuali, precarizzazione del lavoro, assunzioni, promozioni e prebende senza controlli, tranne quelli di sindacati compiacenti. Dulcis in fundo: l’applicazione dell’art. 18, automatica per i soli contratti pubblici privatizzati. Bella conquista.
La vera beffa, però, consiste nel fatto che i peggioramenti che i sindacati non sono riusciti a fare contrattando, i lavoratori li hanno subiti tramite leggi ad hoc. Quando si dice che la rappresentanza è fondamentale…

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