Assemblea dell’11 aprile 2012

L’assemblea di ieri non verrà certo ricordata per l’originalità delle posizioni. Né per quelle dei rappresentanti della Triplice, né per quelle dei loro eletti all’interno della RSU, né per quelle dei lavoratori. Perché dobbiamo dirci, senza false ipocrisie, che ciascuno ha interpretato una parte che si ripete, anno dopo anno, in modo sempre uguale. Il canovaccio è semplice: la trattativa si protrae fino alla primavera successiva all’anno di riferimento contrattuale (per esempio, in questo caso si trattava di sottoscrivere il contratto decentrato 2011); i sindacati della Triplice invitano a riflettere sull’opportunità di sottoscrivere un contratto che, tra luci e ombre, è migliore rispetto ad altri sottoscritti nel circondario; aggiungono che gli ultimi contratti sono fortemente condizionati dalle normative (Brunetta è il loro riferimento preferito); concludono ammiccando che, una volta firmato il contratto, si sblocca il fondo per la produttività con i relativi pagamenti. I lavoratori, a questo punto, si arrendono e votano a favore della sottoscrizione.

Quello che non è stato detto loro non lo si può certo ricondurre a una distorta o mancata informazione: tutti sanno che i fondi si sbloccano con la sottoscrizione del contratto e tutti sanno che, fatte le dovute distinzioni, almeno due parti della Triplice hanno “responsabilmente” avallato ogni norma siglata Brunetta o suoi precedenti omologhi. Detto questo, sottolineo en passant che la tattica seguita dalla Triplice è estremamente conveniente per un sindacalista: si tratta solo di aspettare fino a quando i lavoratori non sono più disposti ad attendere i pagamenti, a quel punto tirare fuori qualsiasi argomento a sostegno dello sblocco (persino quello, ridicolo fino all’offensività, del contratto “non peggiore di altri”) e il gioco è fatto. Nessuna conflittualità, ottimi rapporti con l’amministrazione e poca fatica. Quando mi stancherò di rappresentare i lavoratori magari farò anch’io così.

Ma, dicevo, l’originalità non era il pezzo forte di questa noiosa assemblea, che ha visto un vero picco di attenzione solo nel momento in cui è successo un episodio imprevedibile, anzi impossibile,  in qualsiasi posto di lavoro occidentale, ma non nella cosiddetta Stalingrado del Nord. Pare, infatti, che un funzionario comunale si sia introdotto in assemblea, si sia diretto verso alcune lavoratrici del Settore anagrafico e le abbia apostrofate rimproverando loro che, mentre si godevano l’assemblea, frotte di utenti si accalcavano agli sportelli, impossibilitati a fruire dei servizi. Aggiungeva, si dice, che il momento migliore per indire le assemblee non era certo il mattino. Se ne è poi andato indisturbato. Guardate che non sto scherzando. Ma il meglio deve ancora venire.

Informato in tempo reale dell’episodio, ho preso la parola e il microfono per denunciare il fatto (ormai già noto a tutti i presenti), chiedendo a gran voce l’impegno della parte sindacale a stigmatizzare l’accaduto, perseguendo eventualmente funzionario e amministrazione, a partire dal primo incontro di delegazione trattante. Gelo nella parte sindacale. L’unico, maldestro intervento è stato del PPU della cgil, il quale ha chiarito immediatamente che il comportamento del funzionario era stato sicuramente sbagliato ma privo di effetti pratici, quindi inutile preoccuparsi. Non pago, ha aggiunto che ai nidi succede molto peggio, cioè che viene limitato il diritto di sciopero! Capito? Lo stesso meccanismo utilizzato per il contratto: c’è sempre qualcosa di peggio, quindi non lamentiamoci!
Non so voi, ma trovo tutto questo frustrante, offensivo, lesivo della dignità dei lavoratori e del sindacato stesso.

Credetemi, non trovo le parole adatte per continuare, ma prendo a prestito quelle suggeritemi da un presente che, candidamente, mi ha detto pressappoco così: “Certo, è facile per lui dire di non preoccuparsi fino a quando questi comportamenti non hanno risvolti pratici, perché non sarà lui a dover rientrare in ufficio e beccarsi, magari, una bella ramanzina e chissà cos’altro, lontano da orecchie indiscrete.”. E’ chiaro che non mi pronuncio su quello che può succedere “lontano da orecchie indiscrete” ma un aspetto di questa argomentazione ha attirato la mia attenzione. E precisamente il fatto che il PPU, come molti altri territoriali, non dovrà “tornare in ufficio”, perché il suo lavoro sono le assemblee e le riunioni, dove non ci sono capi, dove non si misura la produttività, dove non si timbra la cartolina.

Ecco un altro valido argomento per rivedere il sistema della democrazia sindacale, per far sì che gli eletti contino più dei nominati, per dare alle RSU l’importanza che meritano.
E poi, tutti a lavorare.

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