I primi della classe

Che il nostro non sia un posto di lavoro come gli altri è ormai evidente. L’unico comune amministrato dal centro-sinistra (almeno così si dice) dove Brunetta è sempre arrivato tardi con le sue inutili norme anti-fannulloni. E se per sbaglio avesse dovuto arrivare prima lui, allora l’interpretazione della norma veniva ristretta al punto tale da essere stravolta, sempre, ovviamente, a sfavore dei lavoratori.
Ora, forse accortasi di aver perso il primato, l’amministrazione sta correndo ai ripari. E così, dopo aver abolito il servizio della polizia municipale nella giornata di Pasquetta per mancanza di fondi per lo straordinario, hanno deciso di metter mano anche ad altri istituti. In nome dell’efficienza, quindi, i vigili sono costretti a rispettare pedissequamente il contratto e a usufruire delle ferie residue entro giugno. Giusto. In aggiunta, dovranno “alleggerire” il monte ore dei recuperi di almeno il 50% entro la stessa data. Sbagliato, e vedremo perché. Sempre ai vigili, inoltre, pare sia stato fatto divieto di effettuare straordinario elettorale nelle giornate di riposo settimanale, perché in questo modo lavorerebbero per sette giorni consecutivi, violando le norme in vigore. Mentre le prime due disposizioni, per quanto bizzarre, sono state messe per iscritto (anche se non si sa da chi, visto che il comunicato non porta firme) e appese in bacheca, l’ultima è stata riferita solo verbalmente dai Servizi del personale ad alcuni dipendenti. E anche questo, probabilmente, ha un suo motivo. Qualche malpensante, infatti, potrebbe collegare quest’ultima presa di posizione con la causa che il comune ha perso contro alcuni esponenti della polizia municipale, rei di aver chiesto e ottenuto un indennizzo per aver prestato servizio per più di sette giorni consecutivi in anni passati, quando comunque la norma era diversa.

Potrebbe bastare per scriverci un romanzo tragicomico, ma sembra, dico sembra, che si stia pensando di spingersi ancora più in là, arrivando ad obbligare i lavoratori a rinunciare al pagamento degli straordinari e a recuperare (viste le disposizioni in vigore, aggiungerei “a discrezione del dirigente”) le ore lavorate in più. Il che è decisamente contro la norma contrattuale che sancisce la facoltà di scelta del lavoratore. L’art. 38, comma 7 del CCNL 14/9/2000, infatti, recita: “Su richiesta del dipendente, le prestazioni di lavoro straordinario debitamente autorizzate possono dar luogo a riposo compensativo, da fruire compatibilmente con le esigenze organizzative e di servizio”. Come dire, appunto, che è il dipendente a decidere se farsi pagare le ore lavorate in più o se utilizzarle come riposo compensativo senza limiti temporali per la fruizione. Tantomeno esiste la possibilità che l’ente non paghi le ore lavorate in più, di cui il lavoratore può sempre esigere la monetizzazione.

Può darsi che tutto si ridimensioni e, come successo in anni passati, il comandante avvicinerà i lavoratori uno ad uno, chiedendo loro di rinunciare al pagamento in nome del sentimento civile e dello spirito di corpo. In passato ha funzionato, ma erano periodi in cui gli stipendi non erano ancora così striminziti, la crisi economica di là da venire e l’atteggiamento dell’amministrazione nei confronti dei dipendenti era decisamente meno arrogante. Anni fa, a dire il vero, ci sono cascato anch’io, rinunciando al pagamento di qualche ora di straordinario per evitare di mettere in imbarazzo il dirigente di allora. Però ho poi capito che quando si tratta di fare cattivi investimenti questi non li batte nessuno, ad esempio per pagare una pletora di dirigenti, quindi perché devo rinunciare io a ciò che mi spetta? Avanti qualcun altro, semmai, magari tra coloro che devono restituire una cortesia. Può darsi che ce ne siano ancora.

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