Scotland Yard incrocia le braccia

In piazza contro tagli del governo Cameron anche 400mila statali


di Mattia Bernardo Bagnoli. Ansa.it

Scotland Yard incrocia braccia, prima volta dal 1919

Quando è troppo è troppo, e persino gli agenti di Scotland Yard sono scesi in piazza, a Londra, per protestare contro i tagli imposti dal governo di coalizione, unendosi alla protesta del settore pubblico. L’occasione è storica: l’ultima volta che i poliziotti di Sua Maestà hanno incrociato le braccia era il 1919. Il governo dell’epoca, temendo l’anarchia, è subito corso ai ripari, vietando per legge lo sciopero delle forze di polizia. Così oggi gli agenti hanno deciso di mettersi in ferie pur di sfilare contro Tory e LibDem e di non indossare la divisa. I numeri, stando alla Metropolitan Police, sono consistenti: 32mila. Tra questi, circa 16mila hanno sfoggiato un cappellino da baseball nero per evidenziare il numero di poliziotti che perderanno il posto di lavoro in Inghilterra e Galles in seguito alla riduzione del budget per la sicurezza – meno 20% – stabilito dall’esecutivo. Julie Nesbit, rappresentante della Police Federation, ha dato fiato alla rabbia che serpeggia tra gli iscritti (circa 124mila). “Noi non abbiamo diritti sindacali e non possiamo fare nulla per fronteggiare il severo trattamento che stiamo ricevendo”, ha detto ai microfoni della BBC. “La polizia è la più alta forma di servizio pubblico: senza di noi il resto dei servizi pubblici non può funzionare correttamente”.

Al centro della contesa, oltre ai tagli, c’è anche la spinosa questione dei salari. “Capisco la preoccupazione degli agenti”, ha detto al Guardian il capo della polizia di Manchester. Che poi ha aggiunto: “Il governo ha riconosciuto il fatto che i poliziotti debbano essere pagati di più degli altri servizi di emergenza”. Gli agenti di Scotland Yard – nonché di altre forze di polizia inglesi – non sono gli unici ad ogni modo ad essere scesi in piazza. Insieme a loro, infatti, per le strade della capitale si sono riversati circa 400mila lavoratori del settore pubblico – i dati sono quelli del sindacato – per il governo la protesta si ferma a 100mila persone. Tra di loro si contano funzionari della pubblica amministrazione e del servizio sanitario (paramedici inclusi), ufficiali doganali e professori universitari. L’iniziativa, in questo caso, è stata scatenata dalle modifiche al trattamento pensionistico. Per i sindacati significa lavorare più a lungo, contribuire di più e allo stesso tempo ricevere una pensione più bassa: “Alla fine – ha sottolineato Mark Serwotka, segretario del PCS – avremo l’età pensionabile più alta d’Europa. Ovvero 68 anni. Per Lady Warsi, presidente del partito Conservatore, ai dipendenti pubblici si chiede di “lavorare un po’ di più e pagare un po’ di più per avere però una pensione dal reddito garantito e al riparo dall’inflazione”. Condizioni pressoché sconosciute nel settore privato

 

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