Ma quanto mi costi?

Dove va a finire  il grosso delle spese per il personale dei comuni.

A dispetto dell’opinione dei più, mi trovo costretto a valorizzare una parte consistente dell’operato dell’ex ministro Brunetta. Intanto, perché mi ha illuminato sulle politiche del personale del comune di Grugliasco, dimostrandomi inoppugnabilmente che qui da noi eravamo sempre un passo avanti a lui in quanto all’applicazione di norme in senso peggiorativo nei confronti dei lavoratori. In secondo luogo perché ha smascherato l’inanità manageriale di fronte all’opportunità di utilizzare i tagli di spesa obbligatori per finanziare il fondo destinato alla contrattazione decentrata. Semplicemente, i nostri dirigenti non sono stati in grado di farlo. Buoni a tagliare, ma quando si è trattato di certificare i tagli per redistribuire i risparmi, sono andati nel panico. Se ne riparlerà il prossimo anno, dirigenza e sindacati amici permettendo. Per finire, il nostro fustigatore ha costretto anche Grugliasco alla trasparenza. Meglio, diciamo che siamo sulla buona strada e ancora lontani dal traguardo, ma alcuni documenti pubblicati sul sito del comune consentono già prime considerazioni interessanti.

Confrontando alcuni dati di bilancio, salta subito all’occhio dove va a finire il grosso della spesa per il personale comunale, con una sperequazione che fa inorridire. Con qualche approssimazione dovuta alla scarsità dei dati a disposizione, possiamo calcolare che i costi dei dipendenti (circa 250) hanno raggiunto quota 9.120.000 euro, di cui ben 850.000 vanno a finire ai soli dirigenti. Dal che risulta l’incredibile risultato che vede 7 persone accaparrarsi quasi il dieci percento della spesa totale. Peccato che, a livello numerico, i dirigenti corrispondano al 2,6 percento circa del totale dei dipendenti. Significa che una parte cospicua del monte salari se ne va in spese manageriali.
La situazione diventa persino imbarazzante se si considera il mero salario accessorio, legato alla cosiddetta meritocrazia, quello, per capirci, della farsa annuale dei “pagellini” per i dipendenti e delle valutazioni (per noi occulte) per i dirigenti.

Per fare chiarezza occorre confrontare il Contratto decentrato 2011 Area Dipendenti con l’omologo sottoscritto dai dirigenti, anch’essi rappresentati da un misto di sindacati autonomi e confederali. Non mancherà occasione per analizzare le differenze tra i due contratti sotto il profilo meramente giuridico, scoprendo, ad esempio, che alla formazione dei dirigenti è destinata una quota specifica (almeno l’1%) della spesa complessiva, mentre per la formazione dei dipendenti siamo ancora alle dichiarazioni d’intenti e non esiste una quantificazione economica precisa.
Ma torniamo ai numeri. Circa 250 dipendenti si devono dividere 1.300.000 euro e rotti, ma prima decurtati dell’enorme cifra destinata  alle Posizioni Organizzative (un surrogato dei dirigenti), degli straordinari e delle indennità varie dovute per legge. Quel po’ che rimane (quando ne rimane) viene infine distribuito. Sette dirigenti hanno invece a disposizione la cospicua somma di 315.000 euro circa. Praticamente, il solito 2,6 percento si divide, in questo caso, il 20 percento del salario accessorio totale.

Ora, il governo Monti ha varato un’operazione di spending review in cui chiarisce che le spese delle strutture dirigenziali sono da ridurre. Molto meglio è andata ai francesi, che hanno visto Hollande, appena eletto, procedere immediatamente ad un taglio degli stipendi degli alti dirigenti pubblici.
Da noi, pare che il ministro Fornero senta il bisogno insopprimibile di licenziare qualcuno nel pubblico impiego. Il consiglio che ci sentiamo di darle è quello di cominciare, invece, a concentrare prima la propria azione sui tagli necessari, poi a mettere a punto un vero sistema di valutazione meritocratico. Infine, a ricordarsi la banalità che gli alberi, per tornare rigogliosi, vanno potati dall’alto e non alla radice. Se tagli le radici è facile che muoiano.

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