Sagat, il Pd tarpa le ali ai dissidenti

Quando le RSU si fanno sentire. E i sindacati non possono…
Interessante articolo de “Lo Spiffero”

Diffida a usare il simbolo del partito per i militanti del circolo aeroportuale, dopo la loro presa di posizione contro le dismissioni. Ma intanto si fanno sentire anche le Rsu del gruppo.

Pubblicato Venerdì 01 Giugno 2012, ore 8,45

Si è avvalsa della prosopopea burocratese la segretaria del Pd torinese Paola Bragantini per liquidare con una lettera i militanti del circolo Aeroportuale, diffidandoli dall’utilizzare il simbolo del partito per le loro iniziative politiche. Secondo la segretaria mancano “gli adempimenti necessari a rendere la costituzione del circolo efficace”. Di qui la minaccia: “Ci vediamo costretti ad una diffida formale all’utilizzo del simbolo da parte vostra, fino a che non si sia proceduto a tenere il Congresso costitutivo e il relativo tesseramento, in accordo con la Segreteria provinciale”.

Un atteggiamento in apparenza sui generis per la responsabile di un partito in crisi di identità e di iscritti che tarpa le ali – è proprio il caso di dirlo – a un gruppetto di attivisti che evidentemente non hanno ancora avuto tempo e voglia di adempiere al farraginoso iter di costituzione del circolo previsto dallo statuto. Dal punto di vista formale il documento è ineccepibile, ma perché tanto accanimento? Sarà forse che nei giorni scorsi gli “aeroportuali” avevano manifestato pubblicamente attraverso i social network tutte le loro perplessità alla vendita del 28% delle quote di Sagat da parte del Comune di Torino, urtando l’iracondo sindaco Piero Fassino? Voci di corridoio.

Intanto, però, anche la Rsu del Gruppo Sagat si schierano contro la dismissione. Già nel 2001 il Comune arretrò, vendendo parte delle proprie quote, ma da allora, scrivono “abbiamo assistito alla frammentazione della società, al continuo aumento della precarizzazione del lavoro e all’esasperazione delle differenza salariali tra i lavoratori del gruppo”. E poi chiosano: “Contemporaneamente lo scalo non ha vissuto lo sviluppo pubblicizzato né in termini di traffico né di occupazione e gli investimenti del socio privato non si sono sentiti”.

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