Turbolenze di mercato

Che il mattone sia considerato il re degli investimenti dagli italiani è cosa risaputa. E’ quindi naturale aspettarsi un’attenzione particolare dello Stato verso un mercato così vasto, magari con interventi volti a dargli una “regolatina” di tanto in tanto. Soprattutto se lo Stato in questione è governato da forze non liberiste. E’ il caso, appunto, dell’Italia, governata da sempre da forze politiche che, osannando o condannando apertamente il mercato, non perdono occasione per ostacolarne la forza autoregolatrice attraverso interventi che, quando non sono semplicemente maldestri, rischiano di passare per interessati.

Passiamo al caso concreto. Da parecchi anni in Italia è consentito costruire, acquistare e vendere case in regime di edilizia convenzionata. Naturale che, garantiti gli elementi essenziali (beni, acquirenti e venditori) la nascita di un mercato non poteva mancare. E infatti il mercato delle case in edilizia agevolata ha conosciuto una forte espansione che continua tutt’ora. L’edilizia convenzionata, semplificando, consiste nella possibilità di acquistare case a prezzi agevolati, rispondendo a determinati requisiti, stabiliti di volta in volta e pubblicati nei bandi (giovani coppie, prima casa e via dicendo). Va da sé che, per impedire che acquistare a prezzi agevolati si trasformasse in speculazione edilizia (cioè vendo subito dopo ma a prezzi di mercato – in fondo ci conosciamo, no?)  gli acquirenti debbano sottostare ad alcuni vincoli. Vincoli che comprendono l’obbligo di residenza nell’abitazione acquistata,  il divieto di possedere altre abitazioni nella provincia di riferimento e nei territori confinanti, il divieto di vendere o affittare l’abitazione per un periodo di cinque anni. Viene inoltre fissato un periodo di convenzione della durata di vent’anni nel corso dei quali, una volta decorso il limite dei cinque anni, l’unità abitativa potrà essere venduta  o affittata, ma naturalmente il prezzo di vendita o il canone d’affitto dovranno rispettare i termini della convenzione ed essere concordati. Cioè avranno un tetto al prezzo massimo o al canone di locazione.

Ma cosa succede se, una volta concesso il regime di edilizia convenzionata (finanziato dallo stato), si concede ai proprietari di rimuovere i vincoli pattuiti? Inutile dire che gli si fa un favore enorme. Gli si dà, infatti, la possibilità di acquistare ad un prezzo agevolato e di vendere a prezzi di mercato. Con gran nocumento, non solo per il mercato stesso, che risulterà inevitabilmente compromesso, ma anche per la corretta gestione del patrimonio mobiliare pubblico. Insomma, una vera e propria turbativa di mercato.

E’ chiaro che se voi chiederete ai promotori di siffatta legge, o ai loro epigoni locali pronti ad applicarla, vi risponderanno con un argomento apparentemente tranquillizzante, che suona più o meno così: in realtà il mercato era già turbato in precedenza perché, trascorsi i famigerati cinque anni, gli alloggi venivano venduti a prezzo di mercato pur dichiarando agli atti i prezzi convenzionati. Insomma, abbiamo pure il merito di aver fatto affiorare il “nero” che veniva omesso.

Certo, l’argomento ha una sua suggestione. La stessa, immagino, che ha indotto anche l’opposizione (di centro sinistra e di centro destra) di un comune italiano a votare a favore di un siffatto provvedimento, che, in sostanza, concede un favore enorme solo a determinati cittadini, finanziato da tutti gli altri. Decidendo di applicare una legge – pare – tutta di centro sinistra. Io rimango dell’idea che è meglio combattere le truffe perseguendo i colpevoli anziché agevolandoli.
Nella pomposa presentazione del provvedimento sul sito di quel comune, tra i voti favorevoli mancano solo quelli del Movimento 5 stelle.

Forse abbiamo scoperto una vera, anche se inaspettata, forza liberista.

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