Imprese, chi rischia?

Peggio, Altan In questo strano Paese chiamato Italia, dove un Parlamento di nominati funge da stampella a un Governo di non eletti; dove un manipolo di professori-banchieri continua a spremere i portafogli dei soliti cittadini, comprimendo un’economia già sull’orlo del baratro, anziché favorirne lo sviluppo; dove lo stesso Governo non si fa scrupolo di “riformare” sistema pensionistico e mercato del lavoro, senza curarsi di tagliare le spese veramente inutili e offensive, come buona parte di quelle legate alla politica e a tutto il suo immenso sottobosco che brulica di nomine, incarichi, consulenze e chissà cos’altro. Ebbene, in un Paese del genere nessuno si stupisce del fatto che le imprese utilizzino da tempo la logica vagamente ricattatoria che pretende aiuti economici in cambio del “mantenimento dei posti di lavoro”, magari per “garantire il sostentamento delle famiglie”.

Con buona pace dei sostenitori del sistema economico liberale, insomma, in Italia è vietato fallire nell’impresa, dal momento che ciò si ripercuoterebbe sui lavoratori. Una vero e proprio annullamento del rischio d’impresa. Rossignolo docet.

Ma la notizia riportata da molti quotidiani del 1 luglio assume carattere, a mio avviso, di particolare gravità. Pare, infatti, che la Fiat impugnerà la sentenza del Tribunale di Roma che obbliga l’azienda ad assumere 145 lavoratori iscritti alla cgil nello stabilimento di Pomigliano d’Arco. Ma, soprattutto, chiederà la sospensione della sentenza dicendosi “fermamente convinta che l’esecuzione dell’ordinanza arrecherebbe un un danno irreparabile all’attuale contesto lavorativo”. Secondo Fiat, infatti, FIP (Fabbrica Italia Pomigliano, la newco costituita da Sergio Marchionne dopo la stipula del nuovo contratto ad hoc non firmato da Fiom) avrebbe oggi un numero di dipendenti “più che adeguato a far fronte alle attuali esigenze di mercato”. Infine, l’affondo: “Qualsiasi ulteriore assunzione comporterebbe il contemporaneo ricorso alla cassa integrazione se non a procedure di mobilità, nel caso in cui la cassa integrazione non fosse disponibile, per un numero di dipendenti corrispondente a quello dei nuovi assunti, inclusi probabilmente alcuni provenienti dal gruppo dei 145”.

Insomma, ci risiamo, ma abbiamo alzato il tiro. Prima si incassa la firma dell’accordo agitando lo spauracchio dei licenziamenti e la chimera di una ripresa massiccia della produzione; poi si mostrano inutilmente i muscoli negando l’assunzione dei lavoratori iscritti al sindacato che non ha firmato l’accordo. Infine, costretti dalla magistratura a rispettare le più elementari norme sul divieto di discriminazione, si tenta di mettere i lavoratori l’uno contro l’altro. Siamo pieni, se qualcuno entra altri devono uscire. Come lo possiamo chiamare questo?

Ma siamo davvero sicuri che l’Italia abbia bisogno della Fiat e di Marchionne? E di tutte quelle grandi imprese che vivono, da anni, di cassa integrazione? Perchè nessuno ha ancora pensato ad una riforma collegata a quella del lavoro, che impedisca comportamenti di tal genere, chiarendo da subito che un’azienda finanziata esclusivamente da capitali privati ha la possibilità di assumere e licenziare chi vuole, ma quando usufruisce di finanziamenti pubblici deve necessariamente rendere conto ai cittadini (che sono anche i suoi stessi lavoratori) delle scelte che fa? Le dichiarazioni della Fiat in occasione del ricorso impugnato lasciano chiaramente trasparire un’arroganza, anche di fronte al diritto, tipica di coloro che sanno di operare in una sorta di “zona franca”, dove le norme valgono soltanto per qualcuno ma in realtà colui che comanda è sempre e solo il più forte.
Ma che il più forte, in questo caso, sia alimentato dal più debole è davvero inaccettabile.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...