Chiacchiere e poltrone

Forse avremmo dovuto stupirci di fronte al range di posizioni assunte da alcuni consiglieri regionali nei confronti del decreto con il quale il Governo ha tagliato le dotazioni per i gruppi consiliari. Si va da quelli che inneggiano al Governo per essere finalmente intervenuto per sanare una questione divenuta insostenibile, fino a coloro i quali mostrano tutta la loro contrarietà di fronte a misure che andranno a colpire soltanto – indovinate? – i lavoratori. I più arditi, nonché eccentrici, si dicono invece insoddisfatti per misure che ritengono un po’ troppo “tiepide”, e auspicano che il Governo possa fare di più.

Forse – appunto – avremmo dovuto stupirci, invece non ci stupiamo più, talmente siamo abituati a una classe di antipolitici (assumendo la politica come semplice “arte del buon governo”) pronti a qualunque cosa pur di non rinunciare ai propri privilegi. Evitando di prendere in considerazione i più temerari, anche solo per rispetto delle intelligenze di coloro che avranno cura di leggere queste righe, possiamo invece rivolgere una domanda precisa ai giubilanti pro-tagli, che annoverano nelle loro file Governatori di un certo spessore, come ad esempio Formigoni. La domanda è semplice: perché aspettare Monti? Non è possibile, infatti, che tutti credessero che l’autonomia regionale concessa dall’ormai vituperato titolo V della Costituzione servisse soltanto per aumentare le spese e non per diminuirle. Così come non è possibile che nessuno sapesse che così come si possono ampliare, i privilegi si possono anche ridurre. Nemmeno è pensabile che a nessuno sia mai venuto in mente di denunciare a chiare lettere e nelle sedi opportune, non solo i comportamenti illegali ma anche solo quelli inopportuni. E nessuno di voi riuscirà a convincerci del contrario. La posizione che però ritengo più antipatica è quella che tira in ballo i lavoratori.

Proprio sulle colonne di questo giornale, abbiamo avuto di recente più di un assaggio di questa fastidiosa argomentazione: “così si vanno a colpire i lavoratori”. Non è difficile riconoscervi l’eco di una velata minaccia tipica di certa grande imprenditoria italiana, pronta a sbandierare lo spettro dei licenziamenti ogni qualvolta si senta in odore di crisi economica o, peggio ancora, quando incontra difficoltà a drenare finanziamenti pubblici (o ancora, come sosteneva M. Friedman, quando ha semplicemente necessità di rallentare la produzione, magari d’accordo con i sindacati). Ora, senza scomodare Schumpeter, mi si consentirà questo parallelo, se non altro perché sono quegli stessi politici a definirsi, in qualche modo, datori di lavoro. Un altro esempio della sintonia tra certa sinistra e l’imprenditoria assistita. Come ho già avuto modo di suggerire a un Consigliere Regionale appiattito su quest’ultima posizione, al fine di dimostrare che non si tratta di spicciola demagogia, ho una soluzione da proporre per il mantenimento dei posti di lavoro: ciascun Consigliere attinga dal proprio lauto stipendio/indennità per pagare i collaboratori che ritiene indispensabili. Sono sempre soldi pubblici, ma il fatto che passino prima da un portafogli privato renderà la loro allocazione più efficiente. Il resto sono chiacchiere.
Italo Bellotti, Rsu Comune di Grugliasco

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...