Io sto con la Consulta

La sentenza 223/2012, con la quale la Corte Costituzionale ha ritenuto illegittima la parte del decreto 78 del 2010 che riduce gli stipendi dei dipendenti pubblici e dei magistrati oltre i 90 mila euro,  ha fatto già parlare molto di sè. Attaccata dai giornali e cavalcata dall’universo dei social network, ha fatto il giro del mondo in poche ore, additata sostanzialmente come una sentenza “ingiusta”. Sarebbe stato molto meglio però se su questa pronuncia si fosse aperta una riflessione meno superficiale, fondata più sulle motivazioni che sugli esiti immediati.

Non sarò certo io a esaminare nel dettaglio le motivazioni della sentenza, ma mi sembra opportuno dare risalto a due considerazioni che, appunto per la loro semplicità, oltre che per me possono essere di agevole comprensione per molti altri.
La motivazione più solida su cui fa leva la decisione dei giudici – a mio modesto parere – è quella che fa riferimento all’indipendenza della Magistratura, costituzionalmente garantita e messa a repentaglio dalla norma cassata. In sostanza, i magistrati hanno diritto, secondo un principio costituzionale (Art. 104 Cost.) corroborato da costante giurisprudenza, all’adeguamento automatico triennale dello stipendio, evitando qualsiasi dialettica contrattualistica, proprio a garanzia della loro indipendenza. Indipendenza violata – appunto – da una legge che negava loro questo adeguamento attraverso un blocco arbitrario dello stipendio fino a tutto il 2013. Uno può pensare che tale adeguamento automatico sia giusto o meno (e io ritengo che sia giusto), ma non può pensare di modificarlo attraverso una legge ordinaria. Se ci prova, due sono i casi: o non sa fare le leggi o le fa sapendo che qualcuno, poi, le abolirà. E qui mi fermo, frenando la tentazione di denunciare l’inettitudine e, insieme, l’infingardaggine di un’intera una classe politica.

L’altra interessante motivazione dell’intervento della Consulta si riferisce invece al principio di uguaglianza. Questa volta, in base all’art. 3 della Carta Costituzionale, si ritiene discriminante un taglio degli stipendi operato soltanto su determinate fasce di reddito e per alcune categorie di lavoratori. Come si può, in coscienza, criticare una decisione che salvaguarda uno dei principi fondamentali del rapporto tra il cittadino e lo Stato? Perché concedere allo Stato la possibilità di discriminare alcuni cittadini rispetto ad altri, anche solo con la scusa di una crisi economica che – detto per inciso – stiamo ancora aspettando di sapere se e come inciderà sui veri costi della politica?

Io credo che, al posto di limitarsi a lasciarci cavalcare da interessi forti, sull’onda emotiva della crisi, dovremmo fermarci a riflettere sul perché, invece, non tutte le ineguaglianze generate da discriminazioni finiscono per tempo sotto la lente della Corte Costituzionale. Quanti lavoratori sono stati discriminati per anni – ad esempio – ricevendo trattamenti pensionistici diversi rispetto ad altre categorie? A quanti cittadini è impedito l’accesso ai servizi a causa della loro disabilità? Perché ad alcuni cittadini è data la possibilità di evadere le tasse mentre altri si vedono operare un forzato prelievo alla fonte attraverso il sostituto d’imposta?
Questo è il tipo di domande a cui occorre dare risposta, invece di affrettarsi a prendere posizioni faziose dettate da ideologie vetuste o, peggio, idiosincrasie malate. Insomma, conviene lavorare affinché i diritti di tutti vengano rispettati e promossi, senza cedere neanche per un momento alla tentazione di acconsentire al soffocamento anche di uno solo di essi, magari con la scusa della “situazione d’emergenza”. Solo così i cittadini italiani riusciranno a prendere in mano (per la prima volta) le redini del proprio destino.

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2 pensieri su “Io sto con la Consulta

  1. michele novembre ha detto:

    trovo corrette le riflessioni di Italo, sopratutto in riferimento al principio di uguaglianza & l’indipendenza della magistratura. Trovo ancora piu’giusto lavorare, affinche’ tutti i diritti dei cittadini vengano rispettati.

  2. michele novembre ha detto:

    SIamo in un periodo di politici economici con in testa il Presidente del consiglio Monti, che potremmo definirli,mercanti di diritti,e dei soldi dei lavoratori.es. propongono per legge tasse sul tfr tagli agi accessori, x poi non eseguirli. facendo entrare nella percezione dei lavoratori un aumento di 300.00 Euro che in realtà lo erano già prima.in realtà con lo stesso olio friggono le stesse patate. Di mettersi in linea con il potere di acquisto non se ne parla proprio. – Altro che ripresa , appena si rompe il freno a mano non possiamo che andare indietro.

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