La versione di Barnum

L’ambiente è indiscutibilmente circense. Il bianco e nero della pellicola indica che il filmato è piuttosto vecchio, oppure che si tratta di un sogno. In effetti, devo essermi addormentato guardando quel canale satellitare di cui non ricordo bene il numero: sicuramente oltre il mille. Subito penso al circo Barnum ma è un’ipotesi che devo escludere perché il padrone del carrozzone è decisamente piccolo. Nel dormiveglia le scene sono affastellate in sequenze sconnesse, prive di senso. Il piccolo Barnum tiene un discorso agli artisti, al suo fianco una ballerina dall’avvenenza un po’ sfiorita. Gli artisti ascoltano senza guardare. Anzi, guardano nel vuoto, al di sopra del piccolo oratore, forse guardano la ballerina. No, guardano proprio nel vuoto, la testa a mezz’aria, lo sguardo sopra la testa del padrone della baracca.

Poi la scena cambia, il piccolo Barnum discorre con l’uomo forzuto, sembra quasi che lo stia rimproverando. “Guardi che l’ho vista chiaramente, circolare qui nei dintorni in compagnia del funambolo. Lei deve stare attento, quello è un piantagrane, uno che non ha alcuna voglia di lavorare, uno che fa lavorare gli altri al posto suo.” L’uomo forzuto sembra contrariato e dalla sua reazione si capisce che il funambolo è amico suo, e che quella minaccia neanche tanto velata non gli è andata a genio. “Badi a lei! Non esageri – ringhia l’uomo forzuto – il funambolo è un mio amico e nel mio tempo libero io vado in giro con chi mi pare!”. Il piccolo Barnum sembra non capire e incalza, rincara la dose, sembra quasi minacciare l’uomo forzuto con un piccolo comizio in cui denigra anche l’associazione di artisti a cui appartiene il funambolo, si accerta che l’uomo forzuto non appartenga alla medesima associazione, ne decanta altre.

Scarto di scena, ora il minuscolo padrone è appartato con il capo-compagnia, stretto nell’impeccabile redingote scura, e ascolta. Ascolta i consigli, il non si esponga così tanto, soprattutto con l’uomo forzuto perché è un suo amico, uno dei tanti, quello qui è pieno di amici, gente che da un niente ti tira su una protesta mica da ridere. Lo faccia anche per me, che devo tenere a bada la combriccola. Ma anche per lei, che mica le fa bene fare queste figure. Qui tutti sanno che lei non sopporta il funambolo, ma non è il caso di fare piazzate, tanto qualche alleato l’ha già trovato anche lei, i suoi scherzi, anche pesanti, è già riuscito a farglieli e mica si fermerà qui, io lo so. Abbia pazienza, ormai gli ha già praticamente rovinato la carriera e  sono sicuro che è sul punto di crollare, quello là.
E il piccolo Barnum sembra imparare. Corre dall’uomo forzuto, con fare mellifluo gli dice di non prendersela, che lui mica ce l’aveva con il suo amico, che lui faceva un discorso generale, che non bisogna prendersela per così poco e che in fondo lui vuole bene a tutti allo stesso modo. Anche al funambolo. Certo, se anche questo funambolo  si prestasse un po’ di più… sì, insomma, se la smettesse di abbassare la testa per guardarlo negli occhi mentre parla… Basterebbe fare come tutti gli altri, testa dritta, guardare in alto… cioè…, fare finta che anche lui, anche se così piccolo, sia alto come gli altri… E invece lui si ostina a… sì, beh, a guardarlo dritto negli occhi, senza neanche un po’ di timore, di riverenza… dài, in fin dei conti, questo funambolo è davvero un piantagrane…

Mi sveglio, sudato e non capisco perché, ma tiro un sospiro di sollievo. Una scena d’altri tempi, di altre latitudini, mi dico. Per fortuna non può accadere qui, oggi. Ho ragione, vero?…

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