L’ora del tè

Caro lettore che preferisci l’anonimato,
ti ringrazio per gli immeritati elogi al mio lavoro e mi auguro che un giorno possa concretizzarsi quanto da te auspicato e cioè che questo sito possa diventare il “punto di riferimento per le RSU italiane”. Intanto, considero un passo avanti il concedermi di risponderti pubblicamente, cosa che, finora, nessuno mi aveva chiesto esplicitamente.
Ma andiamo al sodo. Mi racconti una storia che, per quanto tu possa vivere come deludente e, per certi versi, mortificante, coglie alcuni aspetti ineludibili dell’attività sindacale fatta seriamente. Da un lato, il dispiacere per un iscritto che se ne va, magari “vigliaccamente” come scrivi tu, cioè senza neanche prendersi il disturbo di avvisarti direttamente, come se stesse facendo qualcosa di “sporco”, sempre citando le tue parole.
Dall’altro lato la certezza di una disdetta dovuta a motivazioni che nulla hanno a che fare, né con il tuo impegno sindacale (che, sono sicuro, è sempre attento e disinteressato), né con posizioni “anomale” assunte dalla tua sigla di appartenenza a qualche tavolo di trattativa. Aggiungi, nella tua lettera, che si tratta di una revoca quasi annunciata, dal momento in cui si considerino due cose: la prima, se ho capito bene, è la posizione del sindaco della tua amministrazione, il quale vede in te e nel tuo sindacato dei nemici “naturali” in quanto impegnati costantemente sul fronte della legalità, della trasparenza e della difesa dei diritti dei lavoratori; ambedue per niente inclini a trattative “riservate”, come invece accade con altri sindacati; la seconda consiste nell’amicizia personale di questo tuo ex iscritto con il sindaco stesso, il quale gli ha fatto recentemente avere una “promozione”. Ebbene, a me sembra che nelle tue domande riposino anche le risposte, per i motivi che, brevemente, proverò ad illustrarti.

Sarebbe facile risponderti che, in fondo, le persone “sono fatte così”, che ognuno cerca di approfittare delle situazioni e delle altre persone per trarne un vantaggio personale, che l’ingratitudine è la caratteristica dei disonesti e la vigliaccheria è tipica dei deboli. Ma ti farei sicuramente un torto, dal momento che la tua attività sindacale mi dici essere ispirata, innanzitutto, al rifiuto di tornaconti personali e dedita esclusivamente alla salvaguardia dei diritti dei lavoratori. Così come potrei consigliarti di avvicinare il sindaco amico di questa persona e rivelargli ciò che egli ti ha confidato più volte, e cioè che in realtà ha dato il suo voto proprio al suo avversario, considerando l’elezione del suo “amico” una iattura per la città. Come vedi, però, in un caso tenterei soltanto di rincuorarti, mentre nell’altro ti spingerei alla vendetta personale, e non credo che tu ti possa accontentare, né abbassare a tanto. Francamente, mi sembri una persona dignitosa. Conviene, in sostanza, una breve riflessione su quanto tu stesso hai considerato.

Hobbes sosteneva (cito a memoria) che il rispetto che una persona ti mostra è direttamente proporzionale al timore che incuti in essa. Sono sicuro che, nel riconoscere la  validità di questo assioma, anche tu tenti continuamente di ripudiare questa realtà, rifugiandoti nell’illusione che le persone ti rispettino anche per motivi più nobili. Fai bene a perseverare su questa strada, ben più impervia di qualsiasi scorciatoia si possa immaginare per giungere all’obiettivo di instaurare rapporti umani basati sull’onestà, la fiducia e la collaborazione, anziché sull’infingardaggine, l’inganno e la lusinga.

In conclusione, considera che generalizzare non è sempre utile, né corretto. Le persone, in realtà, non sono tutte così e tu per primo sembri esserne la prova. Io sono sicuro che, sparsi per il mondo, esistono molti altri individui che, proprio come te, riescono a mettere da parte gli egoismi personali e impiegare tutte le loro forze per raggiungere obiettivi comuni. Una minoranza, certo, ma una parte del tuo impegno deve essere dedicata a trasformarla in una maggioranza. Per tali persone la vita è spesso più difficile, piena di ostacoli e di delusioni, ma anche di soddisfazioni che, proprio perché conseguono da azioni coerenti, oneste e collettivamente orientate, risultano molto più appaganti di qualsiasi “promozione” ottenuta con il metodo del servo infido, sempre pronto a piegare la schiena di fronte al padrone, salvo sputare poi nella tazza in cui gli servirà il tè ogni volta che gli sarà ordinato.
Consolati almeno con la certezza che questa persona non potrà più ingannare te, ma, con ogni probabilità, continuerà a tradire coloro che, per i motivi che sappiamo, un po’ se lo meritano.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...