Colpire Bellotti!

Caro Abele,

pensavi che la tua lettera mi avrebbe sconcertato, tanta è l’assurdità della storia che racconti. Ebbene, non essendo la prima volta che vengo a conoscenza di vicende simili, posso dirti che da tempo il disgusto per questi avvenimenti ha preso in me il posto dello sconcerto.

In sostanza, come spesso accade, mi racconti di un’ingiustizia che consideri offensiva per i cittadini oltre che crudele nei tuoi confronti, in quanto messa in atto da una pubblica amministrazione. E il fatto che il tuo zelo sul lavoro ti sia costato un provvedimento disciplinare pesante (la privazione della retribuzione per quattro giorni) è un altro di quei preoccupanti indizi che indicano la trasformazione del rapporto di lavoro subordinato in una radicale accettazione della superiorità altrui. Voglio però cercare di alleviare la tua pena raccontandoti un episodio analogo accaduto proprio a me, circa due anni fa.

Anche a me era stato imposto un cambiamento di turno senza rispettare le tempistiche né le modalità imposte dal contratto di lavoro. Anche a me, una volta giunto sul posto di lavoro, con una semplice telefonata il Dirigente mi aveva ordinato di allontanarmi dall’ufficio in quanto il servizio programmato era saltato. E io, come te, ho preso la decisione (dopo essermi consultato con ben due sindacati diversi) di rimanere sul posto di lavoro, per gli stessi motivi che tu hai ricordato: da un lato, l’obbligo di esaurire il debito orario settimanale; dall’altro la consapevolezza che ti stessero prendendo in giro (sempre utilizzando denaro pubblico) o, peggio ancora, tentassero di tenderti qualche tranello.

Le similitudini tra i due casi terminano qui, perché la mia vicenda consta, a mio avviso, di due aggravanti. Intanto, il collega che doveva trovarsi con me a prestare servizio ha dichiarato (è agli atti) di aver ricevuto una telefonata dal suo responsabile di settore con cui lo si  consigliava di sottostare a qualsiasi ordine ricevuto, in quanto l’obiettivo era “colpire Bellotti”. Hai capito bene. Sembrava proprio che qualcuno già sapesse cosa sarebbe accaduto. E se qualcuno, leggendo queste righe, mostrasse incredulità, posso aggiungere che quanto prefigurato si è effettivamente realizzato. Infatti, a conclusione del procedimento avviato contro tutti e due per i medesimi fatti (del resto, abbiamo fatto esattamente la stessa cosa: siamo rimasti a lavorare – non in straordinario – nonostante il Dirigente ci avesse intimato telefonicamente di andarcene a casa e di recuperare quelle ore in un altro momento), al mio collega il provvedimento disciplinare è stato revocato, mentre a me è stato comminato. Punito per non aver abbandonato il luogo di lavoro durante l’orario di lavoro.

Immagino il tuo stupore e, forse, la delusione per il fatto di vederti strappare quello che pensavi essere il primato per il procedimento disciplinare più inverosimile e vigliacco di cui eri a conoscenza. Il mio racconto (vero fin nei minimi particolari) non voleva certo essere una proposta per accomunare i mali e goderne insieme, tutt’altro. Io credo che queste azioni indegne vadano combattute fino in fondo, almeno per due motivi: intanto, perché i diritti e la dignità dei lavoratori (che, ovviamente, non escludono i doveri – quando legittimamente pretesi) vanno difesi a oltranza, pena lo scivolare su quella china in cui ci hanno portato i sindacati negli ultimi vent’anni. In secondo luogo, non bisogna mai dimenticare che stiamo parlando di pubblici dipendenti (sia gli aggrediti che gli aggressori) e ciò significa che per ambedue i procedimenti sono stati utilizzati soldi pubblici, soldi che i cittadini, magari, preferirebbero spendere in modi più utili. Tralasciando, per ragioni di spazio, i troppo ovvii richiami ai principi di legalità, trasparenza, efficienza, efficacia economicità e imparzialità a cui le Pubbliche Amministrazioni sono tenute.

Mi chiedi, infine, se tentare la carta del Tribunale per avere giustizia. Per esperienza posso dirti che la giustizia civile ha un costo, che non hai la sicurezza ti verrà rimborsato. Inoltre, immagino che di questi tempi i Tribunali del lavoro avranno un sacco da fare per cause con danni personali più importanti (i licenziamenti facili appena introdotti, per esempio), mentre nel nostro caso ritengo che i danni maggiori siano quelli pubblici, vale a dire erariali e di credibilità della Pubblica Amministrazione. Detto questo, io ho smesso da tempo di credere nella possibilità che questo Paese, anche attraverso la sua istituzione più indipendente, sia in grado di tutelare i diritti dei lavoratori. Mi sento, tuttavia, di darti un suggerimento, che è quello di fare un esposto alle Procure della Corte dei Conti e del Tribunale. Poiché è innegabile che, anche volendo trascurare l’arbitrio nei tuoi confronti, rimane il fatto che è stata utilizzata una parte della struttura comunale per fini che certo non competono alla Pubblica Amministrazione. Credo, insomma, che i soldi pubblici siano stati utilizzati per fini che tanto pubblici non sembrano, violando il diritto dei cittadini ad una Pubblica Amministrazione di cui fidarsi.

Non chiedermi perché, ma continuo ad essere convinto che, esclusi i compromessi politici e sindacali, pretendere che le leggi vengano rispettate e gli eventuali colpevoli puniti, sia uno dei pochi diritti ancora esigibili dai poveracci come noi.
Tieni duro

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2 pensieri su “Colpire Bellotti!

  1. michele novembre ha detto:

    caro Italo, mi piacerebbe che, della tua vicessitudine lavorativa ne fosse ha conoscenza il piu’ noto sig. Travaglio.per sapere con esattezza ,come esprimerebbe questa sorta di mobbing nei confronti di un serio lavoratore.
    Tra un po’ ci saranno le elezioni politiche, Sono certo che nei vari salotti di campagna elettorale ,attraverso i maggiori esponenti politici parleranno del lavoro è diranno che la politica deve stare fuori dal mondo del lavoro, bisogna che vadano avanti i migliori (meritocrazia), sapendo molto prima di pronunciare le parole , di mentire & mentire ancora in questa dannata Italia dove la politica te la trovi anche a tavola, e dove la meritocrazia e pura utopia.

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