L’Italia dei Dottò

imagesNella pubblica amministrazione la recente normativa ha introdotto un elemento inaspettato e, con esso, una nuova sfida per gli arrivisti: l’importanza del titolo di studio. In netta controtendenza con il resto dei paesi civili, infatti, in Italia la laurea ha assunto un ruolo determinante per le carriere dei public servants (lo so che è irrispettoso verso gli anglosassoni, ma mi piacerebbe tanto che fosse così anche da noi…), arrivando ad accantonare definitivamente il ruolo dell’esperienza lavorativa, eliminandolo dai requisiti concorsuali.
Dopo un brevissimo periodo di disorientamento, gli infaticabili costruttori di carriere personali, ivi compresi taluni sindacalisti e, in alcuni casi, anche politici disoccupati, hanno reagito come solo loro sanno fare. Con le dovute distinzioni, dovute all’appartenenza all’una o all’altra categoria di arrampicatori (trattate in altro articolo). Ancora una volta i creativi hanno surclassato tutti, sfruttando la normativa a loro vantaggio. Hanno scoperto, infatti, il mercato delle cosiddette università telematiche. Non i corsi telematici delle Università tradizionali, ma interi corsi di laurea con caratteristiche del tutto nuove. Lezioni on line fruibili in qualsiasi momento e luogo, grazie anche ad amministrazioni compiacenti, disposte a chiudere un occhio sui permessi per studio; didattica cartacea con eliminazione dei pesanti e obsoleti testi universitari, sostituiti da opuscoli leggeri, sintetici, poche pagine, scevri dagli orpelli inutili dei classici delle varie materie; esami dove vuoi: Catignano, Motta San Giovanni, Brancaleone, Buseto Palizzolo, Fogliano Redipuglia, l’Italia a disposizione. Altro che l’inamovibile Università degli Studi in cui rischi di scambiare opinioni con i tuoi compagni di corso o, peggio ancora, di incontrare il docente e approfondire un argomento che ti sta a cuore. Toccata e fuga. Turisti della cultura.

Preso atto che questi signori sono destinati a ricoprire le più alte cariche della Pubblica Amministrazione (quando già non le ricoprano e mirino ancora più in alto), a scapito di fior di professionalità, magari “titolate” diversamente, rimane solo una domanda: ma questi Dottori avranno la preparazione adeguata al ruolo che andranno a ricoprire? La risposta è: chissenefrega! Tanto, a ricoprire quel ruolo, ci sarebbero finiti comunque. Se non altro, per pagarsi le tasse scolastiche, avranno dovuto anticipare soldi di tasca loro.

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