Giù la maschera

La “logica del cortile” continuerà a colpire indiscriminatamente, fino a quando non ci decideremo ad accettare il fatto che, ogni qualvolta denunciamo il libero mercato, o difendiamo privilegi, dobbiamo essere disposti davvero a rinunciare a qualcosa. Altrimenti, è meglio tacere.

La storia del clochard adottato dai tassisti dell’Aeroporto di Linate ha fatto in fretta il giro d’Italia. “Renato era un imprenditore tessile, aveva due negozi a Milano e a Saronno (Varese). In quattro anni sono falliti, ha dovuto vendere la sua casa per appianare i debiti e poi sua moglie è morta.” (La Stampa).
Passa un brutto periodo, finchè un giorno trova un caricabatterie per cellulari e lo vende a un tassista. Da quel momento, i tassisti lo “adottano” acquistando gli oggetti che vende e restituendogli la dignità.
“Renato è un bell’uomo, è alto un metro e 80, ha 53 anni compiuti il giorno prima che gli arrivasse la multa e gli occhi azzurri. È sempre in ordine e per cinque giorni a settimana vive in strada, tirando avanti in qualche bar aperto fino a tardi per ripararsi dal freddo: «Poi, il sabato e la domenica, se ho abbastanza soldi, me ne vado in un albergo che costa 40 euro a notte». (La Stampa).
La multa gli è stata comminata per «aver svolto attività di commercio su area pubblica senza autorizzazione» allo scalo di Linate. Molto meglio, però, insistere sull’enormità della cifra (tremila euro) e ironizzare – come fa il presidente del sindacato Unica Filt-Cgil, Giovanni Maggiolo, che si “complimenta” con la Polizia Locale per la “brillante operazione”.
Come se non bastasse, arriva anche l’immancabile perché non prendersela con i “veri” delinquenti?

Per chi non è mai sazio di  luoghi comuni, un altro leit motiv ha imperversato nei social network durante le Sante Festività: la critica trasversale  delle aperture domenicali e festive delle attività commerciali. Con gran spreco di post e slide, buona parte degli internauti si è scoperta sostenitrice di una irrinunciabile unità familiare e dei diritti fondamentali dei lavoratori, additando i “padroni” di schiavismo nei confronti dei dipendenti.

Ma qual è il fil rouge che lega queste due notizie, apparentemente distanti l’una dall’altra? L’ipocrisia. Da un lato, abbiamo una categoria di lavoratori privilegiati i quali, forti dell’appartenenza ad una vera e propria lobby, continuano impuniti ad escluderne l’accesso attraverso il mantenimento del sistema delle licenze. Se il buon Renato fosse vissuto in un Paese senza caste, dove le liberalizzazioni vengono attuate, oltre a essere propagandate, magari si sarebbe potuto procurare di che vivere facendo il mestiere di tassista, anziché essere costretto a farsi “adottare” dalla categoria.
Questo gli avrebbe permesso di guadagnare sicuramente qualcosa in più e in maniera più dignitosa. Nel Paese delle contraddizioni, invece, si preferisce mantenere i privilegi di qualcuno, addirittura concedendogli di fare la figura del Buon Samaritano.

E che dire di coloro che inveiscono contro la “schiavitù” dei lavoratori festivi del commercio, accusando il mercato, e  il “liberismo sfrenato” (ricordate la vicenda delle licenze appena citata?) di sfasciare le famiglie, rubando gli impiegati ai loro affetti? Certo, potremmo prenderli in considerazione, se non fosse che ciascuno di loro, al momento giusto, è bravissimo a dimenticare tutti questi princìpi per fiondarsi a consumare la colazione al bar la domenica mattina, oppure a concedersi un lauto pranzo o cenone nei giorni di Natale e Capodanno o, ancora, a godersi una vacanza al mare o sulle nevi, senza far caso al fatto che, anche lì, c’è gente disponibile a ogni ora del giorno, mentre i bambini, a casa, attendono trepidanti il loro rientro.

Il fatto è che siamo alle solite. Il malcostume italico si evidenzia in queste occasioni nella sua completezza. La “logica del cortile” continuerà a colpire indiscriminatamente, fino a quando non ci decideremo ad accettare il fatto che, ogni qualvolta denunciamo il libero mercato, o difendiamo privilegi, dobbiamo essere disposti davvero a rinunciare a qualcosa. Altrimenti, è meglio tacere.

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