Mai paghi

TrustIeri sono stato a depositare un atto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale. L’addetta all’ufficio, effettuati alcuni controlli, mi informa che se voglio una copia devo pagare 3,50 euro. Dico che no, grazie, ma ho già copia di tutto il fascicolo e mi basta il solito timbro sulla mia copia, “per ricevuta”. Con leggero imbarazzo, l’impiegata mi risponde che si riferiva proprio a quello, cioè se volevo il solito timbro “per ricevuta” avrei dovuto pagare 3,50 euro. Come se non bastasse, per farlo sarebbe stato necessario che andassi a procurarmi la somma corrispondente in marche da bollo. Peccato, non avere l’abitudine di girare forniti di valori bollati. Di fronte al mio pudìco stupore, aggiungeva, con un sorriso d’intesa: “disposizioni del Ministero..”.

Nessuno si aspetti che sia qui per aggiungere il mio peana al coro degli scellerati che addossano le colpe di tutto ai pubblici dipendenti, e lo dico accantonando sia lo “spirito di corpo” che il mio “gene del sindacalista” come lo chiama qualcuno: i lavoratori eseguono le disposizioni impartite, punto.

Mi chiedo, però, che Paese è quello in cui si costringe un impiegato pubblico a estorcere una qualsiasi somma per apporre un timbro a una pratica. Non un timbro che aggiunga valore legale o che rilevi in qualche modo sullo status giuridico del documento; no, semplicemente un timbro, un mero visto, uno scarabocchio, un’attestazione di avvenuto ricevimento. Un po’ come se un pubblico ufficiale si facesse pagare per una testimonianza: “Sì, l’ho visto! fa 3 euro e 50, grazie”.

Insomma, ho pensato che siamo davvero un Paese alla frutta, dove i sacrifici li fanno sempre gli stessi, e via dicendo. Sarebbe stato facile, a quel punto, cadere nella tentazione di lasciarmi andare alla doverosa giaculatoria, anche solo ripetuta a me stesso, sui danni causati al Paese da una misera casta politica ormai in via di estinzione, salvo rigurgiti dell’ultima ora; ma ho deciso di non cadere nella trappola. Mi sono guardato intorno e ho pensato che, in fondo, mi trovavo presso l’istituzione per cui ho lavorato tanto e bene, e in cui ho sempre riposto più fiducia. I suoi modi sono discreti, i suoi tempi magari un po’ lunghi, ma alla fine so, per esperienza, che i risultati arrivano sempre.

Così, ho detto all’impiegata un’ apparente banalità, e cioè che ci mancherebbe, non avevo certo bisogno di inutili timbri, che mi fidavo di loro, che non mi hanno mai perso una pratica e che quindi non avrei protratto oltre il suo imbarazzo: niente 3 euro e 50. Con gran sollievo da parte di entrambi.

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