La quantità non è sostanza.

Il vero ruolo del M5S. Chi, all’interno dei vecchi partiti, teme per una possibile deriva causata dal M5S, o è in malafede o, nell’affermarlo, dichiara il fallimento della vecchia classe politica.

ProduttivitàSostenere, come fa l’amico Marco Riva nel suo articolo (m5s ogni proposta di legge ci costa oltre 600.000 euro), che “[…] il principale compito di un parlamentare è quello di proporre nuove Leggi da far approvare. Al netto di tutte le chiacchiere e le polemiche cui siamo abituati, è questo il compito primario che i cittadini affidano loro e per cui sono pagati […]” potrebbe essere riduttivo. Se non fosse anche fuorviante.
Il procedimento legislativo si articola in diverse fasi, la prima delle quali, in ordine cronologico, è quella dell’iniziativa, che la nostra Costituzione attribuisce, tra gli altri, ai membri dell’Assemblea legislativa. Tra gli altri, appunto.


E’ ormai un principio largamente accettato quello secondo il quale, nelle democrazie occidentali (tra le quali, obtorto collo, mi tocca considerare anche la nostra), il potere che fa più largo uso dell’iniziativa legislativa è il governo e non il parlamento. Quest’ultimo, in genere, si limita a discutere, emendare e trasformare in legge decreti e proposte che sono in realtà prodotte dall’esecutivo.
Considerare attività primaria di un parlamentare la proposta legislativa è quindi, nel migliore dei casi – appunto – riduttivo.

L’attività dei parlamentari è composita e si può suddividere – semplificando moltissimo ai soli fini di questa breve analisi – almeno in tre grandi tranche: l’attività legislativa (che, come abbiamo visto, non si distingue tanto per l’impulso, quanto nella produzione normativa); quella parlamentare in senso ampio e quella più propriamente politica.

Sulla prima ipotesi abbiamo già detto. Nel secondo caso si tratta di un insieme variegato di attività non strettamente riconducibili all’ambito legislativo: attività consultive, conoscitive, di indirizzo, di controllo, di inchiesta, di gestione interna delle Camere, ecc., documenti non legislativi in genere. Certo, la maggior parte di queste attività è svolta in genere da commissioni parlamentari, ma non si può di sicuro addossare la colpa al Movimento 5 Stelle della mancata composizione delle stesse, anzi.

Va da sé che tentare di costruire un indice di produttività per l’attività dei parlamentari è cosa ardua. Sicuramente non si può fare prendendo come variabile il solo numero delle proposte di legge firmate.
Anche senza scendere in analisi più sottili e proficue, potremmo limitarci a dubitare, ad esempio, che le proposte siano state scritte realmente dagli stessi firmatari, il che azzererebbe immediatamente l’indice di produttività, posto che il lavoro l’avrebbe fatto qualcun altro. Si badi, lo dico come puro esercizio retorico. Ma mettere al denominatore il numero di proposte di legge, senza minimamente curarsi – ad esempio – della loro qualità, a me sembra oltremodo dannoso.

Come misurare e qualificare, infatti, iniziative quali la proposta di “modifica dell’articolo 131 della Costituzione, concernente l’”istituzione della “Regione Principato di Salerno’” (Edmondo Cirielli  – Fratelli d’Italia –  ddl n. 33), oppure l’”istituzione della giornata nazionale del calendario gregoriano di cui è autore Luigi Lilio” (Gianclaudio Bressa  – Pd –  ddl n. 666) o (solo per porre fine a uno sterminato ma imbarazzante elenco) il ddl n. 197 presentato da Pino Pisicchio (Centro Democratico ed ex Idv)  volto all’”istituzione della giornata del ‘rifiuto della povertà’”? Avanti, non scherziamo.

Misurare la produttività, soprattutto di attività che hanno un alto valore intellettuale, si è sempre dimostrato difficile e, nel nostro Paese, impossibile. Per questo, ritengo che approcciare un argomento così complesso in maniera semplicistica possa essere pericoloso, perché rischia di trasformarsi in esercizio di facile demagogia.

Rimane la terza forma di attività appannaggio degli eletti in Parlamento. Quella che si distingue per non poter essere documentata se non  – siamo aulici – dalla Storia. E’ quell’attività che vede i parlamentari impegnati a tener fede alle promesse elettorali, alle istanze della popolazione, anche a costo di mettere a repentaglio l’ordine costituito. E’ una forma di azione che, in particolari momenti storici, si alimenta del consenso popolare per porre fine a un’epoca, nel nostro caso quella della partitocrazia senza freni e dello stupro impunito delle istituzioni. Un’attività che, quando portata avanti con coerenza e convinzione, può superficialmente apparire semplicemente distruttiva. Stupisce, però, vedere persone intelligenti, scevre da connubi con il potere costituito, adagiarsi sui leit motiv da esso precostituiti.Tutto questo dispiegamento di bandiere a favore di una governabilità qualunque, di una guida che ci porti in acque sicure, prescindendo anche da profonde divisioni culturali e di proposta politica tra i diversi schieramenti in campo, rischia solo di riportare indietro le lancette della Storia.

Se una democrazia è sufficientemente matura non ha motivo di dubitare della tenuta delle istituzioni. Chi, all’interno dei vecchi partiti, teme per una possibile deriva causata dal M5S, o è in malafede o, nell’affermarlo, dichiara il fallimento di un’intera classe politica, che non è riuscita a consolidare il nostro sistema politico-istituzionale in tanti anni di governo.

I veri risultati del M5S, però, sono sotto gli occhi di tutti coloro che hanno il coraggio di guardare: le issues del Movimento sono diventate la priorità per tutti i partiti e anche per i singoli eletti. Si parla di tagli degli emolumenti e di rinunce ai benefit dei parlamentari (e si fanno, come nel caso dei presidenti di Camera e Senato). Si preme per una nuova legge elettorale che sia in grado di meglio allocare le preferenze espresse dai cittadini. Ci si affretta a dimostrare di essere più “produttivi” anche ricorrendo a escamotage quali la semplice copiosità di proposte.

Il Movimento, anche con la propria caparbietà nel mantener fede a un atteggiamento, è stato il pungolo, il vero promotore dei cambiamenti che stanno avvenendo anche all’interno di altri partiti, partito democratico in testa. Insomma, dopo tanti anni di sonno della politica, sembra che in Italia qualcosa si stia veramente muovendo. E finora il M5S si può considerare l’unico artefice di questo inizio di cambiamento.

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