Il vincitore

Come, ancora una volta, il pd ha consegnato i suoi elettori e il Paese a Berlusconi.

Berlusconi vinceLa rielezione del Presidente Napolitano si può considerare il risultato di una lunga serie di mosse sbagliate del partito democratico. A suffragio di questa tesi, basti evidenziare il vero nome del vincitore della tenzone parlamentare, che da giorni tiene banco anche su tutti i social network. Ebbene, il vincitore della partita si chiama Silvio Berlusconi.

A dimostrarlo sono i sorrisi distesi con cui lo si è visto accogliere la notizia,  i tweet lanciati dai suoi parlamentari, pregni di un trionfalismo del tutto giustificato, tipo quello di Gasparri: “Napolitano eletto. Ha vinto Berlusconi!”. Mentre le ragioni di questa vittoria sono tutte gelosamente custodite all’interno del centrosinistra, e in particolare del pd.

Privo di un progetto politico chiaramente identificabile e lacerato dalle legittime lotte tra le diverse e inconciliabili anime che lo compongono (quella cattolica, quella progressista, quella vagamente liberista, quella più statalista), il pd ha finito per aggregare buona parte dei propri consensi intorno a un non meglio definito antiberlusconismo.

Un’istanza che veniva sbandierata con una leggerezza disarmante, in campagna elettorale, anche da vari dirigenti del partito, locali e nazionali. Certo, qualcuno tentava anche di proporre parti del programma elettorale, ma era evidente che quei pochi non  avevano letto o capito il programma stesso, di per sé  impresentabile a un potenziale elettorato (di centrosinistra) che, come hanno dimostrato i fatti, era più interessato a ben altre istanze o, per meglio dire, a ben altre soluzioni.

Ora, qualunque organizzazione sana, di fronte a risultati così deludenti avrebbe concentrato i propri sforzi su un’analisi degli effetti del proprio operato, indagandone le cause profonde. Per tutta risposta, la classe dirigente del partito ha pensato bene di limitarsi a un esame a dir poco superficiale, attribuendo di volta in volta il deludente risultato ad un insufficiente utilizzo del web come veicolo di trasmissione delle idee (quali, nessuno ancora lo sa), passando per la denuncia della scarsa presenza di candidati e “big” nelle piazze, fino ad arrivare (e qui Grugliasco ha dato il suo massimo in termini di analisi politica) a una riflessione sulla quantità di manifesti affissi durante la campagna elettorale.

Non paghi di questo palese dilettantismo, una volta occupati i loro scranni in Parlamento gli eletti hanno impiegato le loro forze come meglio potevano. Ancora privi di un progetto politico concreto e attuabile, che andasse oltre gli slogan e l’ordinaria amministrazione, hanno perso letteralmente la testa di fronte alla granitica coerenza del Movimento 5 Stelle che, forte di un consenso mai visto prima, non ha permesso loro di scegliersi un nuovo Presidente in autonomia. Anzi, sono stati persino in grado, quegli impertinenti dei “grillini”, di tirare fuori dal cilindro un candidato rispettabile e potenzialmente eleggibile da un centrosinistra sano, maturo e con le idee chiare. Tale Stefano Rodotà.

Ebbene, al di là della comprensibile difficoltà dello “schizofrenico Pd, la cui ala clericale (valutata fino a metà partito) ha impedito la candidatura di un uomo di comprovata e temuta laicità […]” (Piergiorgio Odifreddi) di fronte al “candidato dei grillini”, una buon parte dei parlamentari pd (sostenuti da molti dirigenti locali – ad esempio quelli dei manifesti) ha preferito dichiarare apertamente la propria contrarietà al candidato proposto dal M5S, semplicemente in quanto tale.

In questo modo, hanno finito per favorire proprio quello che molti dei loro elettori speravano di scongiurare: la vittoria di Berlusconi. E non una vittoria combattuta, ma molto peggio: un vero e proprio accordo tra pd e pdl. Insomma, se dovessi rispondere a Travaglio direi che, secondo me, i vertici nazionali del partito sono complici.

E’ ormai chiaro che Berlusconi, forte di un maggior consenso nei sondaggi, oggi potrà godersi anche i frutti dell’implosione di un partito mai veramente nato, incapace di proposte politiche definite, di formare una classe dirigente seria e preparata, ma fin da subito “incollata” alla poltrona.

Non ci rimane, a questo punto, che augurarci anche noi un picco di popolarità del centrodestra nei sondaggi. Unico modo per convincere Berlusconi a staccare la spina a qualsiasi governo e consentirci di tornare alle urne. Questa volta, speriamo, con un’alternativa credibile a cui affidarsi.

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