Caos nel pd. D’Alema minaccia denunce

D'AlemaIl Pd nel caos dopo il pasticciaccio alle elezioni del presidente della Repubblica. “Il Pd e’ come un Kebab, e ora siamo arrivati all’affettamento finale, ne e’ rimasta solo una piccola parte. Un pezzetto lo ha mangiato Grillo, un pezzetto Casaleggio e quello che rimaneva, le briciole, le ha prese Vendola”.

A dirlo e’ Giuseppe Fioroni, deputato del Partito Democratico, al programma di Radio2 ‘Un Giorno da Pecora’. In molti hanno dato la colpa del tracollo a Massimo D’Alema, per anni anima del partito e additato come vera ‘mente’ della pugnalata a Prodi (oltre 100 franchi tiratori). La colpa non e’ mia, spiega D’Alema in un’intervista rilasciata a ‘Piazzapulita’, il programma in onda questa sera alle 21.10 su La7. L’affossamento di Romano Prodi nelle elezioni per il Colle e’ da colpa “di chi lo ha candidato in modo francamente assurdo”.

Qualcuno dice che dietro per esempio l’operazione Prodi, il naufragio, ci sia comunque la sua regia domanda il giornalista di Piazzapulita. “Ma e’ una vergogna, una vergogna autentica – risponde Massimo D’Alema – chi dice questo e’ un calunniatore, io lo denuncero'”. “Quale regia, di che cosa? Non ho potuto impedire che quindici persone mi votassero. Dietro la sconfitta di Prodi c’e’ la regia di chi lo ha candidato in un modo francamente assurdo, perche’ non si puo’ tirare fuori in questo modo la candidatura di Prodi senza una preparazione, senza un’alleanza. Si cercano capri espiatori, per errori politici che sono stati compiuti, in persone che non c’entrano nulla. Io, come vede, vado a spasso con il cane, non organizzo complotti, non faccio parte di nessun organismo”, aggiunge l’ex segretario.

L’ipotesi di una scissione nel Pd e’, a giudizio di D’Alema, improbabile “ma non ne ho idea, guardi, io non faccio parte ne’ dei parlamentari del Pd ne’ degli organismi dirigenti del Pd, non vedo perche’ lei si rivolga a me”. Dal passato al futuro del Pd. Matteo Renzi domani partecipera’ alla riunione della direzione del Pd, convocata per avviare la fase congressuale del partito dopo le dimissioni del segretario Pierluigi Bersani e di tutta la segreteria.

“Dicono che siamo troppo ambiziosi. Vero! Abbiamo l’ambizione, tutti insieme di cambiare l’Italia”. Lo scrive sul suo profilo facebook, il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ribadendo quanto gia’ affermato nell’intervista pubblicata questa mattina dal quotidiano ‘La Repubblica’. “Il problema, quello vero, e’ il lavoro”, ha detto il sindaco di Firenze nell’intervista a la Repubblica. “Basta con le discussioni tecniche, basta annunciare provvedimenti di legge che poi non si realizzano mai.

Bisogna semplificare, sburocratizzare. Nei primi cento giorni di governo si semplifichi la normativa sul lavoro, si proceda a sconti fiscali per i neo assunti. La riforma Fornero e’ un papocchio, non ha agevolato alcunche'”.
“Io – aggiunge Renzi – voglio qualcosa che crei piu’ occupati, che consenta ai giovani di trovare lavoro e di non essere sballottati tra stage e apprendistato. Su questo si puo’ coinvolgere tutto il partito”. “Quando il paese la smettera’ di discutere di questo – dice ancora Renzi riferendosi all’articolo 18 – e iniziera’ a parlare dei 450 mila nuovi disoccupati, allora tutto si potra’ risolvere. Il resto e’ ideologia. Le aziende stanno chiudendo. Dobbiamo liberare energie. Il Paese e’ paralizzato, i cittadini stanno soffrendo.
Questa e’ la vera emergenza”.

Intanto fa discutere l’invettiva di Pippo Civati sul web. “Si parla molto di ‘”traditori’, ma state attenti: perche’ i soliti protagonisti della politica italiana che ora chiamate cosi’ poi potreste ritrovarvi, tra qualche ora, a chiamarli ‘ministri'”, scrive il deputato del Pd sul suo blog.

“Tutti insieme. Appassionatamente. Con un argomento formidabile: dopo che abbiamo ridotto il centrosinistra cosi’, non vorrete mica andare a votare? Affidate le cose a noi, sappiamo come si fa”, ha spiegato.
Civati, che aveva molto spinto per un’intesa su Stefano Rodota’, ha assicurato che se si fosse seguita quella via o si fosse appoggiato Romano Prodi si sarebbe arrivati a una soluzione ben diversa. “se avessimo votato Prodi o Rodota’, non saremmo andati a votare, come le vecchie volpi della politica hanno ripetuto (altro che Twitter) a tutti i giovani deputati”, ha detto.

“No, semplicemente avremmo fatto un governo del Presidente. Con un Presidente, un governo e una maggioranza molto diversi da quella che vedremo tra qualche ora. Spero sia chiaro a tutti. Anche a quelli che, come me, in questi giorni hanno perduto”, ha insistito.

Civati ha poi attaccato duramente quanti, nel gruppo dirigente del Pd, hanno sparato soprattutto sui giovani parlamentari che non avrebbero retto l’urto delle proteste sui socialnetwork o nelle piazze. “Il Pd ha deciso: e’ tutta colpa vostra. Dei vostri tweet e dei vostri commenti.
Siete il ‘popolo della rete’, quello che fa sbagliare (!) i parlamentari con le sue indicazioni. Non ci interessa sapere se abbiate una vita o un lavoro (o non l’abbiate). Ci interessa solo poter dire che i vostri tweet (e anche gli sms) sono eversivi”, ha ironizzato.

E’ “tutta colpa dei social network, dell’inadeguatezza (Bindi dixit) dei nuovi parlamentari, che non hanno idee, no, loro guardano solo i palmari e si fanno dare la linea da generici elettori scatenati”, ha proseguito.
“Peccato, pero’, che qualcuno le stesse cose le avesse dette prima che si alzasse l’onda anomala di messaggi sul web, “peccato che i sondaggi – come quello di oggi – avessero indicato che soltanto una percentuale al di sotto del 10% degli elettori del Pd fosse d’accordo per uno schema delle larghe intese e con il Presidente scelto da Berlusconi in una rosa di nomi da noi proposta (da cui e’ uscito Marini)”.
(AGI) – Roma, 22 apr.

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