Regali inaspettati

Pacco regaloCaro Lettore,

ero alla ricerca di un argomento interessante per inaugurare questo nuovo anno di vita del mio blog, quando mi è arrivata la tua e mail.
Scritte di getto, con tono amareggiato, le tue righe trattano quasi “a caldo” un episodio accaduto nella notte di San Silvestro, e il loro tono sanguigno quasi mi obbliga a risponderti a stretto giro di posta.

L’episodio potrebbe sembrare banale: tu che mandi gli auguri di Buon Anno a una serie di contatti della tua rubrica telefonica, e uno di questi ti risponde con un sonoro “Vaffa”. Banale, appunto, se tu non riconoscessi in questo individuo un collega, ma anche un amico; il che, poco banalmente, cambia un po’ le cose.
Tu mi garantisci – quasi ce ne fosse bisogno – che non hai la più pallida idea del motivo di questa reazione, al punto che pensi immediatamente a un errore. Purtroppo, la risposta al tentativo di chiarimento non fa che confermare i tuoi dubbi: era un “Vaffa” convinto. Immotivato (dal tuo punto di vista) ma convinto.

Ebbene, non tenterò né di indagare oltre sul significato da attribuire a questa reazione, né su eventuali cavilli volti a comprenderne le ragioni. Al contrario, tenterò di convincerti dell’enorme fortuna che ti è appena capitata.
Infatti, se si escludono casi particolari di disagi psichici, magari temporanei ma certificati, i motivi per cui una persona si arrabbia così violentemente con un’altra, possono ricadere grosso modo in due tipi di situazione:

a) tu hai fatto coscientemente del male a questa persona;

b) tu hai fatto inconsapevolmente del male a questa persona.

Escluderei il primo caso, che ti darebbe implicitamente del matto, per concentrarmi sul secondo. Ebbene, può capitare che ciascuno di noi si comporti talvolta in modo tale da offendere qualcun altro senza rendersene conto. Tuttavia, è buona norma – almeno tra amici – che l’offesa venga subito resa nota, dando la possibilità all’ignaro offensore di porre rimedio alla gaffe. Se ciò non avviene, il primo dubbio pone l’accento sulla vera natura del vostro rapporto. In sostanza, nulla vieta di pensare che quello che consideravi un amico non lo sia affatto.
Esiste, inoltre, un caso peggiore. Non sei forse tu stesso a confessarmi che annoveri figure ostili negli alti gradi della gerarchia, nonchè nella politica locale? Ebbene, immagina che questo “amico” si sia lasciato convincere da altre persone (che evidentemente ritiene più degne di fiducia, oppure alle quali preferisce adeguare il proprio giudizio) che tu gli abbia fatto del male, e del tutto coscientemente. In questo modo ti attribuirebbe la paternità di azioni per il solo “sentito dire”, una sorta di condanna senza processo, ma ancora: che amico sarebbe?
Siamo così giunti all’unica conclusione possibile: quello non è un amico, probabilmente non lo è mai stato e tu hai sempre sbagliato a considerarlo tale.

Ecco, dunque, la buona novella. Il nuovo anno, infatti, non ti ha privato di un amico ma di un impostore, una persona che si fingeva amica e che ti guarderai bene, d’ora in avanti, di mettere a parte di confidenze e informazioni che solo gli amici meritano. Ora sai che si tratta semplicemente di un collega e come tale andrà trattato.
Da ultimo ti confesso che, con il carattere che mi ritrovo, la prima cosa che avrei fatto al tuo posto sarebbe stata quella di cancellare il suo numero dalla rubrica telefonica. Se un giorno dovesse spiegarti spontaneamente come sono andate le cose, fatte le debite scuse, potrai sempre reintegrarlo nei tuoi contatti. In questo caso, però, ti consiglierei di aspettare un altro po’ prima di reinserirlo tra gli amici.

Ti auguro un felice anno, sereno, pieno di regali del genere.

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