Le comiche al parco.

Faccio fatica a smettere di ridere a causa della tua lettera. Con il rischio di passare per un lettore insensibile, sono costretto a mettere per un attimo da parte la drammaticità degli eventi che stanno dietro a quanto scrivi, ma non posso non godermi la comicità involontaria a cui si sono sottoposti politici e dirigenti del tuo comune, nella vana illusione di farti un dispetto.
Dunque, tu sei un vigile urbano e tutto ha inizio qualche tempo fa. Improvvisamente e senza apparente motivo plausibile, un ordine di servizio ti destina a settore diverso da quello di appartenenza. Non solo. Ti viene cambiato d’imperio l’orario di lavoro, nonchè il turno. Il tuo nuovo incarico ti impegna fin dal primo mattino al controllo dei parchi cittadini, con particolare riferimento ai cani che pascolano liberamente per negligenza umana.
A conferma delle tue fantasie sui motivi del cambio di servizio (diciamolo, tu – un po’ maliziosamente – sostieni che sia dovuto al tuo zelo nel perseguire rei “ammanicati” con l’amministrazione. Ma non è facile dimostrare la relazione tra i due fatti), vieni a sapere con largo anticipo che il sindaco in persona, accompagnato da un assessore e dal tuo datore di lavoro, ti accompagneranno nel tuo primo giorno di nuovo servizio.
Sembra davvero un accanimento, quasi un modo per godersi in prima persona l’umiliazione di vederti spogliato improvvisamente di tutta la tua esperienza e professionalità, per dedicarti a un servizio solitamente svolto dai novellini.

Accade però che tu, il giorno fatidico, cadi ammalato. Succede. Queste sono cose che solo il buon Dio sa se e quando succederanno. Di certo non lo sapevano i tuoi sgangherati aguzzini, che si sono alzati prestissimo (cosa insolita per alcuni di loro, poco avvezzi alle attività lavorative) nella vana speranza di soddisfare le loro fregole di potere.

Rideresti volentieri, a casa, al calduccio sotto le coperte, se non fosse che potrai farlo solo al risveglio, intorno alle 10,00, quando tutto sarà finito e i colleghi ti telefoneranno per raccontarti come sono andate le cose. Ti raccontano dell’evidente disagio e poi delle urla del comandante, che, quasi come un fedele segugio, si vede sfuggire la possibilità di riportare la preda nelle mani del padrone. Non potrà esibirti di fronte al sindaco e questo lo preoccupa, perchè sa che il sindaco ci tiene proprio a godere della sua azione punitiva. Come se dovesse vendicarsi di chissà cosa.
Non è un caso, quindi, che la prima domanda che fa al tuo sostituto riguardi te. Dove sei? E alla risposta del collega non crede minimamente (chi male fa male pensa, aggiungi). Dice che lui sa il perchè. Non è vero che stai male. Tu l’hai fatto apposta a non esserci. Tu hai voluto sfidarlo, vuoi dimostrare che il suo potere non arriva a scalfirti. Ti raccontano della sua rabbia, del suo assomigliare a un bambino a cui si è rotto un giocattolo. Una rabbia impotente, una situazione a cui non è abituato, lui, che comanda su tutti: accoliti, compagni di partito, assessori, dirigenti, funzionari. A casa no, dicono. Ma sono solo voci.

Ed ecco che la rabbia esplode. Bisogna fare qualcosa, farlo contento questo sindaco. Altrimenti si rischia di diventare facili vittime improvvisate. Mannaggia a te che non sei venuto, che magari stai godendo del tepore delle tue coperte o delle gioie coniugali, mentre noi siamo qui, al freddo, senza più motivi per starci. Così, si decide di essere intransigenti con i padroni dei cani (con i cani no, quelli possono mordere, conoscono un solo padrone e non lo cambiano così facilmente come i politici), li si controlla pedissequamente. L’assessore si esibisce in comiche rincorse, si ricorda di essere un pubblico ufficiale e chiede documenti a tutti. Io sono l’assessore! Lei non sa chi sono io! Io sono l’assessore! Io sono il sindaco! Io sono il comandante! E i tuoi colleghi se la ridono sotto i baffi. Se solo tu fossi lì. Anche nascosto, per vedere la scena, per godere della miseria umana che governa le amministrazioni. Ancora meglio se ci fossero anche gli altri colleghi, gli altri politici, i sindacati, la stampa, l’intera popolazione del comune. Tutti lì a gioire di queste rincorse, figlie di atti scellerati, incompetenti, vanitosi, stizzosi, miserrimi. Madri di gestioni dissennate, di prevalenza di interessi privati e meschini su interssi pubblici e nobili.

Insomma, fatico a credere che tutto ciò sia realmente avvenuto, tuttavia mi hai proprio rinfrancato. La giornata è uggiosa ma leggere le scorribande di questi dilettanti allo sbaraglio mi ha donato un largo sorriso con cui affrontare il nuovo giorno. E se ne avrai voglia, in una prossima lettera analizzeremo più a fondo il caso specifico. Per ora, limitiamoci a godere dello spicchio di sole che ha squarciato questa cappa di nuvole.

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