La peggiore concorrenza

LennyCaro Andrea. Mi chiedi di pubblicare per intero la tua lettera, piena di spunti per ulteriori riflessioni, anche di una certa profondità. L’importanza della tua missiva assume significato sotto due profili. Da un lato, stimola la riflessione sull’importanza della cosiddetta self-consciousness, intesa come piena consapevolezza di sé, delle proprie capacità così come dei propri limiti. D’altro canto, consente di fare ulteriore luce sui meccanismi perversi che regolano i rapporti tra politica e pubblica amministrazione, fatti di completa trascuratezza nei confronti dell’interesse pubblico.

Considerata la lunghezza del tuo scritto, proverò a non snaturarlo, pubblicandone lo stralcio che ritengo più significativo.

Qualche giorno fa ho avuto un colloquio con il mio superiore gerarchico, una P.O. (Posizione Organizzativa, cioè un funzionario investito di ulteriori responsabilità, fino al vicariato dirigenziale, in virtù della particolare professionalità, n.d.r.) che conosco da alcuni decenni, così come il suo excursus professionale, fatto di sorrisi, simpatia, pacche sulle spalle e una flessibilità imbarazzante nei confronti dei potenti. Si parlava del più e del meno, di sole e di week end al mare quando, con fare sognante, mi dice che il suo sogno sarebe quello di andare a vivere in una località di mare. Io gli rispondo, sempre sognando, che non sarebbe davvero male.

Ci metto un po’ a capire che in realtà lui sta parlando sul serio. Lo percepisco chiaramente nel momento in cui mi informa che “da quelle parti” non ci sono mobilità in corso, nessun bando a cui partecipare. Insomma, d’un tratto realizzo che ci sta davvero provando, realmente ha intenzione di proporsi come candidato per un eventuale progetto di assunzione da parte di un comune marittimo.

Ancora adesso stento a crederci. Quest’uomo ha un grado di professionalità talmente infimo da non essere capace di distinguere tra procedimento amministrativo e relativo provvedimento, tra un’ispezione e una perquisizione, tra un Servizio ed un Settore, nonostante sia a capo di uno di essi. Non conosce neppure i principi basilari dell’azione amministrativa, così come ignora quelli dell’organizzazione aziendale e della contabilità.

Parla e scrive un italiano a dir poco zoppicante ed è all’oscuro dell’esistenza della consecutio temporum. Non riesce nemmeno a scrivere un documento informatico decente, misconoscendo addirittura le regole che governano la spaziatura delle virgole. I suoi ordini di servizio sono fonte, oltre che di profondi disagi organizzativi, anche di vere e proprie esplosioni di ilarità tra colleghi e sottoposti. Qualcuno addirittura li raccoglie minuziosamente, ne tiene copia per mostrarli ad amici e parenti, con la seria intenzione di pubblicarli un giorno in un libretto. Lo sguardo è vacuo, la sua cattiveria è meschina e quasi inconsapevole. La Conferenza Dirigenti, alla quale talvolta partecipa, lo bersaglia anche direttamente di ilarità che lui, regolarmente, non comprende. Il suo dirigente di riferimento ne prende continuamente le distanze e mai una volta ha potuto delegargli funzioni di vicariato, per paura di una catastrofe.
Ora, mi chiederai come ha fatto quest’individuo ad arrivare a capo di un Servizio. La risposta è molto semplice: il sindaco è un suo vecchio amico e, soprattutto, ha bisogno di uno così. Ho realizzato, infatti, che la disorganizzazione da lui creata all’interno del servizio ha contribuito a diffondere malcontento tra il personale, il quale si trova letteralmente allo sbando. I problemi vengono creati giornalmente dalla sua incompetenza, ma è il personale a doverli risolvere. In questo modo, il personale riesce a malapena a mantenere in vita i servizi essenziali, vero obiettivo dell’azione politica dell’amministrazione, che ha tutto l’interesse nel fare a meno del servizio di vigilanza. Inoltre, preso dalle mille, minuscole incombenze necessarie a porre rimedio alle cretinate da lui poste in essere, il personale non ha modo di coalizzarsi per mettere in atto un’azione comune che lo possa smascherare pubblicamente.
Insomma, io percepisco chiaramente la frustrazione dei colleghi, perlomeno di quelli dotati di un certo grado di dignità e che si rifiutano di adeguarsi supinamente. Tu pensi che davvero lui creda di essere un capace? E pensi che riuscirà a trovare, un giorno, un posto da qualche altra parte?”
Ebbene, Andrea. Evito di addentrarmi in discussioni profonde sui meccanismi psicologici che governano questo soggetto. Mi limito ad esprimere un’opinione, molto pratica: lui crede realmente in quello che dice. D’altro canto, la realtà quotidiana gli dà ragione. Perchè, dunque, preoccuparsi della veridicità di quello che lo circonda? Il suo è il migliore (per lui) dei mondi possibili e sarebbe stupido a metterlo in discussione. Possiamo solo sperare che prima o poi si scontri con una realtà diversa, che lo metta di fronte alle conseguenze delle sue azioni, prive dei filtri che attualmente le addomesticano. Su questo, posso aggiungere che buona parte di quei filtri ce li mettete proprio voi, quando vi ostinate a porre rimedio alle sue inadempienze. Siete voi, insomma, i primi a dover far cadere quei filtri e lasciare che le responsabilità ricadano tutte su di lui.
Quanto alla seconda domanda, temo che la mia risposta ti deluderà quanto la prima. Io sono certo che l’Italia è piena di comuni o altri enti continuamente alla ricerca di incompetenza, se accompagnata da adeguato servilismo (e mi pare che il tuo collega sia di tale risma). Ergo, un altro posto nella pubblica amministrazione lo potrà senz’altro trovare, previa raccomandazione politica, s’intende.
Bisogna però tener conto del fatto che il numero degli incompetenti é ormai cresciuto a dismisura, e recenti riforme hanno permesso loro di dotarsi anche di titoli di studio a buon mercato (leggi qui). Dunque, ormai rassegnati ad una pubblica amministrazione depurata dei migliori, sempre più incapace ed asservita alla politica, non ci rimane che confidare – egoisticamente – nella concorrenza tra peggiori.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...