Lavoratori di tutta Italia, maturiamo!

L’interesse delle aziende a trattenere il TFR dovrebbe contrapporsi a quello dei lavoratori di disporne come meglio credono. Il sindacato dovrebbe partire da qui per costruire una dialettica contrattuale che porterebbe maggiori benefici rispetto alla difesa di posizioni ideologiche ormai prive di senso.

Marx VSe io fossi un alieno, non del tutto digiuno delle umane cose ma senza un’idea precisa del ruolo del sindacato italiano, rimarrei interdetto di fronte al dibattito sull’art. 18 così come riportato dai media italiani. Il mio disorientamento, però, aumenterebbe esponenzialmente ragionando, al contempo, sulla proposta renziana di “versamento” in busta paga di una parte del TFR dei lavoratori.

Per quanto riguarda l’art. 18, l’unità sindacale è ben lontana dall’essere raggiunta, ma possiamo ragionevolmente definire la posizione sindacale in un range che va dalla “tiepida apertura” al “rifiuto di decretazione in materia”.

A me pare, da alieno, che il beneficio che il mercato del lavoro trarrà da questa abolizione sarà meno che infimo, figuriamoci con riguardo all’economia tutta: neanche il solletico. Il problema delle aziende, infatti, non sta tanto nella libertà o meno di licenziare, quanto nella scarsa o nulla necessità di assumere.

Ma torniamo ai sindacati. Anche se fossero realmente convinti del pericolo di tale abolizione (voglio dire: ammettiamo che non lo facciano solo per giustificare una posizione di rendita), non capisco perché si trovino d’accordo con la parte avversa (confindustria e compagnia) nel vedere come fumo negli occhi la “liberazione” di una parte del TFR dei lavoratori. Giustificandosi, tra l’altro, con le stesse argomentazioni delle controparti, non ultima la sottrazione di risorse alle industrie. Ecco, qui la mia mente aliena va in confusione.

Sappiamo che ogni anno, in Italia, si maturano circa 25 miliardi di TFR. Di questi, circa 14 miliardi restano in azienda. E’ ineludibile il fatto che, per le imprese, il TFR che rimane in azienda costituisca una fonte di finanziamento particolarmente vantaggiosa, preferibile al finanziamento derivabile dai canali bancari.

Ora, essendo il TFR costituito da soldi dei lavoratori, possiamo generalizzare sostenendo che in questo momento le aziende sono finanziate proprio dai lavoratori e, per giunta, a costi irrisori. Insomma, è chiaro che l’interesse delle aziende a trattenere il TFR dovrebbe contrapporsi a quello dei lavoratori di disporne come meglio credono. Questi ultimi, al limite, potrebbereo vedersi aumentata leggermente la tassazione, con l’indubbio vantaggio, però, di riappropriarsi di denaro che potrebbero investire diversamente, magari con rendimenti maggiori.

Ora, il mio sindacato alieno, di fronte a una tale prospettiva, avrebbe già da tempo preteso che nessun prelievo alla fonte fosse operato sugli stipendi dei lavoratori, abolendo anche il sostituto d’imposta e ponendo fine alle attenzioni paterne di stato e aziende su persone ormai adulte ma trattate come bambini capricciosi.

Ma anche volendo accettare l’umiliante pretesa di continuare a prendersi cura di questi lavoratori senza giudizio, io mi sarei aspettato una posizione negoziale nettamente diversa da parte dei sindacati, che suonerebbe più o meno così: caro governo e, soprattutto, care aziende, davvero ritenete che l’art. 18 vada abolito? Noi no, ma non c’è problema. Noi pensiamo che vada abolita la trattenuta del TFR, che deve essere restituito per intero ai legittimi proprietari, i lavoratori. Dite, care imprese, che senza non potete sopravvivere? Vi veniamo incontro. Visto che vi finanziate con i soldi dei lavoratori, delle due l’una: o li trattate come azionisti, facendoli partecipare agli utili, oppure rinegoziamo il tasso di interesse applicato sul prestito che vi fanno. Quindi, via l’art. 18 ma anche via l’intera trattenuta del TFR.

In questo modo, prenderemmo più piccioni con una fava, restituendo dignità ai lavoratori, rivitalizzando il mercato del lavoro (secondo le aziende), dando una spinta ai consumi (secondo il governo) e, soprattutto, trovando una collocazione precisa ai sindacati, riportandoli nella loro sede naturale. Quella dei lavoratori.

Io credo, da alieno, che i lavoratori dovrebbero cominciare a riflettere seriamente e in modo indipendente su simili questioni, evitando di farsi trascinare dal mainstream del pensiero corrente che, in questo caso, mi pare pericolosamente univoco e tutto a loro danno.

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