Gli imprevedibili costi dei politici. Anche quelli della porta accanto

L’incidenza dei costi dei politici sulle finanze di noi cittadini ha superato la soglia della normale sopportazione già da tempo. E a quelli palesi e occulti occorre aggiungere  i costi delle inefficienze di mercato legate alla politica.

Tasche vuoteContrariamente alla narrativa di regime, è nota a chiunque la riluttanza dei politici di professione nei confronti del lavoro propriamente detto, quello che produce ricchezza per il Paese. Pressione fiscale da record e incidenza del costo della vita dell’80 per cento sugli stipendi medi stanno lì a dimostrare che loro, i politici, sono molto più avvezzi a sperperarla, quella ricchezza, anziché produrla. Quello a cui nessuno di noi normalmente pensa, e che viene opportunamente taciuto dal mainstream dell’informazione, è che l’incidenza dei costi dei politici sulle finanze di noi cittadini ha superato la soglia della normale sopportazione già da tempo. Solo che non lo sappiamo o non lo valutiamo correttamente, perchè quando si tocca questo discorso, in genere, si fa riferimento ai più generici costi “della politica” e non “dei politici”. In questo modo si opera una pericolosa (ma funzionale per il sistema) spersonalizzazione del problema. Continua a leggere

La peggiore concorrenza

LennyCaro Andrea. Mi chiedi di pubblicare per intero la tua lettera, piena di spunti per ulteriori riflessioni, anche di una certa profondità. L’importanza della tua missiva assume significato sotto due profili. Da un lato, stimola la riflessione sull’importanza della cosiddetta self-consciousness, intesa come piena consapevolezza di sé, delle proprie capacità così come dei propri limiti. D’altro canto, consente di fare ulteriore luce sui meccanismi perversi che regolano i rapporti tra politica e pubblica amministrazione, fatti di completa trascuratezza nei confronti dell’interesse pubblico. Continua a leggere

Ken Loach e il “Bread & roses” sabaudo

Leggere il comunicato stampa con cui il regista inglese Ken Loach ha dichiarato di “rifiutare il premio che [gli] è stato assegnato dal Torino Film Festival”, ma soprattutto le motivazioni a supporto di questa scelta, ha destato in me sentimenti contrastanti. C’è il dispiacere per l’accusa, diretta e inequivocabile: “A Torino sono stati esternalizzati alla Cooperativa Rear i servizi di pulizia e sicurezza del Museo Nazionale del Cinema (MNC). Dopo un taglio degli stipendi i lavoratori hanno denunciato intimidazioni e maltrattamenti. Diverse persone sono state licenziate. Continua a leggere

Le due spade di Damocle

Esternalizzare è uno degli sport preferiti dalle pubbliche amministrazioni, sicuramente il più diffuso. Talvolta viene confuso con il privatizzare un servizio, ma che sia cosa ben diversa è ormai noto. Privatizzando, infatti, metti quel servizio sul mercato, creando competizione, efficienza e, in genere risparmi per la pubblica amministrazione; esternalizzando, invece, crei una società pubblica o partecipata, riempi il Consiglio d’Amministrazione di amici e/o politici trombati, e a nessuno frega niente dell’efficienza o economicità, perchè i buchi di bilancio sono a carico della pubblica amministrazione. In ogni caso, i vantaggi che comporta per la politica sono notevoli. Il più gettonato pare sia il potere legato alle nomine, ma ne esiste uno che in genere si sottovaluta, e cioè quello di gestire il servizio eludendo gran parte dei vincoli legati ai servizi pubblici. Insomma, di fatto lo trasformi in un servizio più personale che privato. Continua a leggere